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Missioni 2018 Perù
Oggi, come forse avevo già accennato, abbiamo dovuto svegliarci un ora prima dell’orario normale, ovvero le 06:00. Mezz’ora dopo eravamo praticamente tutti nell’auditorio del nostro alloggio per fare la preghiera della sera e poi mangiare. Ci ha ricevuto una giornata molto grigia, e a tratti con  una pioggia leggerissima quanto fastidiosa. Sui pullman eravamo verso le 07:30, e all’ “ampliación Augusto B. Leguía” siamo arrivati verso le 08:30… quest’anno il nostro paesino di lavoro dista definitivamente molto lontano! 

Ci siamo riuniti con le famiglie in uno spazio aperto, dove potevamo stare tutti comodamente. Dopo aver disposto i ragazzi in file per gruppi, ci siamo presentati alle famiglie, spiegando che in quel momento ognuno di loro avrebbe dovuto scegliere un gruppo di ragazzi per la costruzione della propria casa… cioè 28 famiglie per 14 squadre di ragazzi. Ogni due squadre di ragazzi appartiene ad un cantiere a carico o di uno degli universitari o di Benjamin o di me. Uno ad uno chiamavo i capi famiglia chiedendoli di scegliere un gruppo di ragazzi: “scegli quelli più forti” o “scegli quelli che ti sembrano più simpatici” o, un po più banale  “scegli quelli più belli”. Dopo aver distribuito tutte le famiglie ogni gruppo è andato a conoscere la casa dove attualmente abitano. 

L’esperienza di andare sul posto è stata abissalmente più tosta di quanto lo era stato il vedere le foto delle famiglie il giorno prima. Le foto trasmettevano tanto, ma ci sono tantissime cose che sfuggono alle foto: l’altissima umidità, il cielo grigio, il freddo, la puzza di spazzatura, la puzza dell’escremento degli animali, persino la puzza di un cane morto a pochi metri da dove ci eravamo riuniti all’inizio. A tutti questi odori si aggiungeva il terreno, particolarmente complicato a differenza degli ultimi due anni in cui il terreno era non solo molto piccola ma soprattutto molto piatto, cioè senza colline, e molto morbido, quindi facile da gestire nel caso ci fosse il bisogno di livellare le fondamenta. Quest’anno invece il terreno è molto incidentato. più esteso ma soprattutto un sale e scendi che non finisce. Molti dei ragazzi sono tornati con le lacrime agli occhi dopo aver conosciuto la realtà, e le storie di queste famiglie. Nel frattempo era arrivato il camion con i pezzi delle prime sette case. Tutti insieme abbiamo scaricato i moduli per le case fino a mezzogiorno distribuendole per tipologie in modo di facilitare lo spostamento verso la loro destinazione finale. Fino alle 13.00 ogni cantiere ha scelto la casa più lontana e ha iniziato a portare i pezzi, pavimenti prima di tutto. 

Arrivato il pranzo ci siamo concessi un’ora di pausa per mangiare e riposarci un po. Finita la pausa abbiamo continuato con il trasporto dei pezzi, che ci ha tenuti occupati fino alle 15:30 orario in cui abbiamo deciso di tornare per avere una riunione di capacitazione per costruire le case. Dopo cena abbiamo ripreso anche le conferenze e i gruppi di riflessione. Abbiamo approfondito sugli idoli, cioè tutte quelle realtà che mettiamo al centro della nostra vita e a cui diamo il potere di “decidere” se abbiamo un valore o no, se siamo degni d’amore o meno. Ho parlato ai ragazzi dell’indice di felicità, quel, a mi modo di vedere, fastidioso per non dire altro, elenco dei paesi più felici, in cui sembrerebbe che la felicità è qualcosa che si rispecchia nell’ordine e corretto funzionamento della società, chiamiamola anche perfezione, e in più è totalmente scollegata dagli affetti, dall’amore. Ho parlato di questo per trattarsi di un controsenso che ci presenta la società, o una parte della società… affermare che i paesi più felici sono quelli che, allo stesso tempo, hanno tassi di suicidi più alti tra i giovani al mondo, dopo il Giappone; o che hanno le percentuali di consumo di anti depressivi più alti al mondo; o le cui capitali sono ritenute le capitali dell’eroina; tra tanti altri esempi, ha, per non dire altro, degli aspetti contraddittori che non possono passare senza essere notati. È in fondo una società che ha fatto della perfezione, del retto funzionamento, il proprio idolo, dimenticando, probabilmente, le dimensioni più umane e per quello stesso meno controllabili. 

Ho invitato ai ragazzi a chiedersi sugli idoli che cosciente o incoscientemente assumono nella loro vita: l’idolo appunto della perfezione, del successo, dell’intelligenza, della bellezza estetica, del benessere, della comodità, dell’accumulare potere… tra tanti altri. E di fare attenzione, perché se ci attacchiamo agli idoli e diamo loro il potere di definire il nostro valore, o se siamo degni d’amore, vuole dire pretendere di riempire l’infinito “contenitore” che è la nostra anima, con delle realtà limitate ed effimere, che non soltanto ci lasciano più insoddisfatti di quanto lo eravamo già prima, ma che ci fanno pensare che sarà la perfezione a darci la felicità e serenità che il nostro cuore tanto desidera.
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