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Un viaggio quasi perfetto, e il quasi ci sta, perché la perfezione non è proprio umana, non ci appartiene, per quanto vorremo aggrapparci ad essa. Dopo aver scritto la lettera a sé stessi, averla chiuso bene in una bustina, e averla consegnata a qualcuno di noi consacrati, i ragazzi sono andati avanti nella notte, sempre sotto lo sguardo di un membro dello staff grande, per essere sicuri che non succedesse nulla di particolare… qualche coppietta (qualcuna che è passata praticamente dall’odio all’ “amore”, o la ormai famosa strategia della “capra”, i ragazzi capiranno), qualche scherzo, e purtroppo qualcuno che ha bevuto (e o faceva finta di stare male o veramente non reggeva proprio niente) un distillato tipico peruviano ovviamente a nostra insaputa… niente di grave o che sia andato fuori controllo.

Oggi la sveglia è stata libera, colazione tra le 10 e le 11.30 e partenza alle 12.30. In aeroporto, una volta fatto il check in, ci siamo riuniti tutti quanti dinanzi all’ingresso dei controlli, ci siamo salutati, noi consacrati e staff universitario che rimaniamo qualche giorno ancora a Lima, e loro che tornano alle loro case, dalle loro famiglie dai loro cari. Un saluto pieno di abbracci, qualche pianto, ma soprattutto con il desiderio di rincontrarsi e condividere insieme ancora una volta, qualcosa di quest’esperienza che la capisce solo chi l’ha vissuta, vissuta bene. 

Ora loro sono in viaggio, e noi rimaniamo qualche giorno a Lima prima di proseguire le nostre missioni con il secondo gruppo, che arriverà a Quito il prossimo lunedì. Per ora siamo molto stanchi, oggi a cena quasi non ci reggevamo, ma siamo felici, e soddisfatti anche dal gruppo, dalla loro voglia di fare, dalle poche volte in cui ce stato bisogno di fare pressione per lavorare, ma soprattutto del bene fatto l’ultima settimana a Cañete, tra quella gente così povera di bene materiali, ma così ricca di riconoscenza e speranza. Finire le giornate stanchi così, vale la pena, vale tutta la vita.
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