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Oggi alcuni ci siamo svegliati prima del solito. Jacopo, uno dei ragazzi che ci accompagna dal 23 giugno come parte dello staff con il viaggio dei più piccoli ha dovuto tornare a Londra prima del previsto. Il taxi è arrivato verso le 7, quindi già da qualche minuto prima eravamo insieme a lui tutti quelli che siamo in missione dal 23 giugno, una breve chiacchierata e poi i saluti, con la promessa di rincontrarci a settembre, speriamo! 

Sveglia per tutti alle 7, preghiera alle 7:30 e la solita partenza delle 9.00. Prima però durante la colazione, uno ad uno i 6 caposquadra hanno elencato i bisogni delle famiglie per le quali hanno costruito la casa in questi primi giorni. Speriamo di poter venire incontro ai loro bisogni… alcuni hanno bisogno di letti, perché dormono in 4 in un letto, o di una piccola cucina, visto che non hanno fornelli per poter farsi da mangiare. 

Arriviamo a Canoa, questa volta nella piazza centrale del paesino, dove ci attende un camion che sembra più grande di quello di tre giorni fa. Ci attendono altre sei case da scaricare a pezzi. Bisogna coordinarsi bene, o meglio di tre giorni fa, perché nello scaricare il camion è fondamentale mantenere separati i moduli delle diverse case così da non confondersi quando le dovremo portare ai loro rispettivi terreni. Finiamo di scaricare tutto verso le 11:45 e a questo punto le famiglie ci attendono con una merenda, necessaria per riprendere le forze. Verso le 12:15 arrivano le sei famiglie per le quali costruiremo nei prossimi giorni, e procediamo con la scelta dei gruppi. Una ad una chiamo le famiglie, e a loro viene rivolta la parola quale gruppo scelgono per la costruzione della casa. I ragazzi tentano diversi tipi di organizzazione per vedere come sfruttare al massimo le forze rimaste e il numero di persone che siamo, considerando la lontananza delle case e la costituzione delle squadre. Chiediamo anche alle famiglie qualche suggerimento e alla fine viene fuori che possiamo affittare, per molto poco, un camion nel quale può entrare al meno una casa. 

Iniziamo a muoverci verso le 12:45, le ragazze caricano un camion con tutte le travi e le lamiere, le basi e le porte e finestre; i maschi facciamo 4 squadra da 5 persone per trasportare i pavimenti. La prima casa è lontanissima, quindi dopo aver lasciato le prime 4 mura, decidiamo di caricare le altre 12 sopra le travi e sfruttare al meglio il camion. Purtroppo il camion non è che arrivi vicinissimo a casa, dobbiamo farci a piedi comunque un centinaio di metri e finito il primo scarico sono già le 13:45 circa. Torniamo al parco e decidiamo di portare due case in uno, due case che stanno praticamente una di fronte all’altra. Quindi nel camion la metà delle ragazze caricano travi, porte e finestre di due case, mentre l’altra metà con il resto dei ragazzi portano le mura. Quest’operazione occuperà fino alle 15:30, quindi decidiamo di mangiare. Il cibo qua è pazzesco, mangiamo sempre dalle famiglie, e la famiglia a cui è stata affidata la cucina oggi ci prepara un riso con gamberi, carne e pollo che divoriamo, vista la fame e l’ora! Riprendiamo i lavori alle 15:55 e questa volta applichiamo un altra strategia. Il camion porterà solo una casa, mura compresse, e si userà per due delle tre case rimaste; i pezzi della terza casa saranno portati interamente a piedi, perché si suppone che è molto vicino al parco.

Alla fine abbiamo finito verso le 16:15, e devo dire che i ragazzi hanno lavorato molto bene, con tanta voglia e un sorriso stampato sul viso. Le famiglie, anche se abitano in mezzo al paesino, vivono in condizioni molto peggiori dalle prime 6 famiglie. Le prime sei stavano in campagna, all’aperto, in mezzo al verde e comunque con tanti spazi. Qua nel paese invece si tratta di famiglie che hanno un terreno nel quale hanno messo le loro tende… da ormai più di due anni. Tende che fungono da tutto, stanza per 4 persone, sala di pranzo, cucina e via dicendo. 

Tornati a casa verso le 18:30, siamo andati dritto in spiaggia per pregare il rosario. L’adorazione è stata rinviata a domani prima della messa, oggi i ragazzi sono veramente stanchi e abbiamo anche i gruppi di riflessione per le femmine. Visto che abbiamo mangiato alle 15:30 decidiamo di mangiare la sera verso le 21:30, che poi diventeranno le 21:45… alle 20 hanno inizio i gruppi di riflessione, nei quali le ragazze vengono divisi in 4 gruppi da più o meno 6/7 persone. 

Sebbene nei gruppi di riflessione dovevano concentrarsi sull’esperienza di essere scelti come esperienza dell’essere amato, a causa dell’adorazione del giorno prima i ragazzi collegano naturalmente la contraddittorietà dei momenti di “tempesta”, cioè di sofferenza e dolore, con la certezza di un Dio che ci ama e sceglie personalmente. Come può esistere la sofferenza se Dio è buono ed è amore? Non credo che la sofferenza abbia qualcosa da dire sull’esistenza o meno di Dio… la sofferenza c’è sia per chi crede che per chi non crede. Credo invece che la fede in Dio consegni alla persona delle categorie di un’ottica che permette dare un senso alla sofferenza da una parte, e dall’altra la certezza che il dolore non ha l’ultima parola ne il controllo sulle nostre vite. Mi piace ricordare la parabola in cui Gesù racconta dell’uomo che costruisce la casa sulla sabbia e dell’uomo che la costruisce sulla roccia. Quando arrivano le calamità naturali resta in piedi solo una, quella costruita sulla roccia. Ma entrambe vengono provate, entrambe soffrono le calamità… è così anche per l’uomo di fede, la sua fede non è un impedimento alla sofferenza, magari la favorisce anche, ma la fede è la condizione affinché nonostante tutte le sofferenze non ci facciano crollare ma che siano un occasione di crescita. Ovviamente, questa bella teoria, deve prima diventare vita per essere credibile… la sfida sta là, anche per quanto riguarda l’Amore di Dio, finché uno non lo esperimenta e lo coglie nelle piccole cose del quotidiano, rimane una bella idea, desiderabile, ma sempre lontana dalla propria vita…
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