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Solita sveglia delle 7; e diventa sempre più tosta per i ragazzi, che fanno sempre più fatica ad alzarsi e di conseguenza ad arrivare puntuali… pazienza, è totalmente normale. Comunque manco troppo il ritardo, si prega alle 7:40 e poi la solita colazione a base di cereali, avena, pane, burro e marmellata. Partiamo verso le 9:05 e siamo a Canoa alle 9:20, facciamo la preghiera per iniziare i lavori e chiamo da parte i caposquadra. Ad ogni caposquadra viene assegnato un falegname che ci manda l’Hogar di Cristo (l’organizzazione alla quale compriamo le case), saranno loro a guidare i ragazzi in ogni passaggio della costruzione. 

Ognuna delle squadre si rivolge ai terreni dove le loro famiglie avranno la loro casa. Sono famiglie che vivono in tende o in spazi minuscoli, quasi sempre a contatto con la terra. Molte sono famiglie numerosissima, penso a due concretamente, una coppia di cinquantenni che hanno 8 figli, o due nonni che hanno tre figli, di cui i due primi hanno già tre figli a testa. Abbiamo trovato famiglie che dormono in 10 in due letti, e sono poche quelle che contano con un bagno. Forse diventa tutto più drammatico dal fatto che molte delle case che le circondano sono “belle”, contano con tutti i servizi e molti spazi. Questo contrasto fa male, non è come nel posto prima, dove eravamo in mezzo alla campagna, con ampi spazi, sommersi nel verde… nel paese invece si alterna una dura povertà con un quasi indifferente benessere. 

Verso l’ora di pranzo ogni squadra fa una pausa e prega insieme un denaro. Poi si mangia con la famiglia. È assurdo quanto bene, e in quali quantità, si mangia qua a Manabì. I gamberi e il pesce costano poco o niente, ed è molto comune che le famiglie cucinino per noi riso saltato con gamberi, carne, pollo o ci facciano del pesce fritto. Poi è veramente abbondante… credo che per loro, quasi tutti, il miglior modo per ringraziarci è di vederci sazi e contenti con il cibo.

I lavori continuano fino alle 16, e quasi tutte le case hanno il pavimento pronto; due invece hanno pure alzato le mura e probabilmente domani finiranno molto presto, sicuramente, se tutto va bene, verso il mezzogiorno. Spero che tutte le case siano pronte verso le 14 massimo 15, visto che nel pomeriggio dovremo andare non troppo lontano da casa, ma in un posto molto più attrezzato, per prendere un po delle cose di cui le famiglie hanno bisogno. 

Tornati a casa c’è stato del tempo libero, fino alle 18 che ci siamo riuniti in spiaggia per fare il rosario. Poi siamo andati in chiesa per fare l’adorazione e la riflessione è stata questa. Durate l’adorazione molti ragazzi si sono confessati, e le confessioni a dire il vero sono andate oltre, fino alle 22, cioè dopo la messa. Tornati da messa, cioè la parte del gruppo che non era rimasta per confessarsi, abbiamo cenato e così abbiamo concluso la giornata. Molti sono andati subito al letto, ma non sono neanche pochi i ragazzi che comunque stanno ancora qua in giro a chiacchierare o a giocare alle carte. 

Ce una cosa che capita spesso tra i ragazzi, ed è la pretesa di poter dire chi è abbastanza povero o meno da meritare o meno le case. Per carità, è evidente che si può pensare a persone messe peggio qua in zona, ma non è l’unico criterio, ci sono anche tematiche legate al tempo in cui si vive in carpe o le esigenze della famiglia. Però a volte sembra dai commenti che finché non stanno veramente senza nulla non verrebbero aiutate. Se hanno una tv, allora non sono così poveri; se qualcuno ha un cellulare che sembra moderno, e dico sembra perché il più delle volte sono qualsiasi cosa meno moderni, allora non va bene farle la casa proprio a loro… la povertà è una realtà complessa, difficile da inquadrare e giudicare. Molte delle case qua, per non dire tutte, hanno l’antenna parabolica per la tv… investono in cose totalmente banali, e forse questa è un altra povertà, piuttosto che in cose o realtà che farebbero più bene a loro, come un letto o un materasso. O forse semplicemente la possibilità di aspirare a qualcosa di più, come una casa di mattone, è talmente lontana, che preferiscono investire i loro pochi risparmi in prodotti che possono acquisire con quote piccolissime. Mi sorprende come i ragazzi a volte si fissano in questi dettagli e sembri che non vedono come vivono veramente queste persone. Puoi avere tutte le tv del mondo e tutti gli smartphone del paese, ma se non hai un letto, se il tuo materasso è un sasso, se il letto lo devi condividere con altre 3 persone, se quando ti svegli metti i piedi per terra ed è terra effettivamente ciò che tocchi, se la varietà del tuo menu quotidiano è minimo perché ti puoi permettere solo le cose più economiche del paese, o se la tua stanza da letto funge anche da cucina e sala pranzo, se vivi in una tenda da due anni e per di più non hai un lavoro stabile… allora si che sei povero, e si che meriti una casa. Come dicevo prima, è ovvio che prima o poi troverai qualcuno messo molto peggio, ma mi sembra che a volte perdiamo di vista che ciò che ci è dato è il presente, non l’avvenire, l’avvenire lo prepari, un po lo costruisci pure, nel presente, ma solo il presente, il dono, ci consegna la possibilità di scegliere come e quanto amare.
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