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Dopo il solito rituale di ogni mattina, siamo arrivati a Canoa per iniziare a lavorare alle 09:20. Abbiamo deciso che avremmo lavorato duro e sodo fino alle 13, per poi fare il rosario insieme prima di mangiare e infine usare il tempo necessario del pomeriggio per finire tutte le case. 

Per le 13 c’erano già tre case su sei pronte, e le tre rimanenti le abbiamo finite verso le 15. È stata una giornata di lavoro bella e tranquilla, nonostante ci fosse l’urgenza per finire le case il prima possibile. Le famiglie a fine giornata avevano in faccia un sorriso gigante, e come ogni giorno, la sua gratitudine si è vista nel cibo che con tanto amore e cura hanno preparato per noi. Mentre andavo da casa in casa, sentì un signore dire la frase che serve da titolo per questo post: “Che bello vedere tutti questi giovani che donano con un sorriso”. Qualcosa di simile mi dissero ad Arequipa, visitando un orfanotrofio, i complimenti di quanti vedono questi gruppi di ragazzi italiani sono tanti, e tutti più o meno risaltando lo stesso: la gioia, l’energia, la voglia di fare. 

L’esperienza di chi riceve qualcosa da una persona sorridente è, secondo me, redentrice, ti rialza, ti salva direi. Perché chi dona con gioia trasmette appunto quello, trasmette un messaggio in cui si dice con un gesto “sono felice di darti”, “sono felice di aiutarti” o meglio ancora “grazie mille per permettermi di aiutarti”. Quando ho salutato le famiglie, ho ringraziato tutte, mi guardavano un po spaesati, come dicendo “cosa mi ringrazi a fare se siamo voi a ringraziare voi”… forse può sembrare strano, ma io ringrazio loro per tutto quello che in questi pochi giorni ci hanno trasmesso, la loro libertà, la loro fede in mezzo alla sofferenza e direi anche abbandono, la possibilità di renderci utili amando. 

Partiti da Canoa verso le 15, siamo andati dritto in una zona commerciale. Ogni caposquadra, mettendosi d’accordo con i membri della squadra, hanno raccolto un po di soldi per venire incontro ai bisogni delle persone. È un esercizio delicato, i ragazzi hanno visto per giorni come vivono, come stanno, cosa hanno e che cosa non hanno… ne hanno anche parlato direttamente con loro… ora hanno avuto il compito di vedere quanti soldi avevano a disposizione, e discernere insieme cosa dare loro: abbiamo presso letti, materassi, pentole, piatti, piccole cucine e persino una lavatrice… domani le famiglie si porteranno una grande sorpresa…

La sera prima di mangiare, Juanfer ha parlato del secondo passaggio verso il diventare amati, il fatto di essere benedetti:

Lasciami dire, prima di tutto, cosa intendo con la parola “benedire”. In latino benedire è benedicere. La parola “benedizione” significa letteralmente: parlare (dictio) bene (bene) o dire cose buone di qualcuno. Questo mi dice qualcosa. Ho bisogno di sentire che si dicano cose buone di me, e so quanto tu abbia lo stesso bisogno. Al giorno d’oggi diciamo spesso: ‘Dobbiamo rassicurarci l’uno l’altro’. Senza sicurezza è difficile vivere bene. Dare a qualcuno una benedizione è la più significativa sicurezza che possiamo offrire. È più che una parola di lode o di apprezzamento, è più che indicare i talenti o le buone azioni di qualcuno; è più che porre qualcuno in luce. Dare una benedizione è confermare, dire ‘sì’ al fatto che una persona è Amata. E più che questo: dare una benedizione crea la realtà della quale la benedizione parla. In questo mondo ci sono tante reciproche ammirazioni, proprio come ci sono tante reciproche condanne. Una benedizione va oltre la distinzione tra ammirazione e condanna, tra virtù e vizi, tra buone e cattive azioni. Una benedizione tocca la primigenia bontà dell’altro e dà vita al suo ‘essere Amato’.

Essere scelti non è sufficiente. Abbiamo anche bisogno di una continua benedizione che ci consenta di ascoltare, in modo sempre nuovo, che apparteniamo ad un Dio amorevole, che non ci lascerà mai soli, ma che ci ricorderà sempre che ad ogni passo della vita siamo guidati dall’amore.

È stato bello, dopo cena, riflettere in gruppi, turno dei maschi, su quest’esperienza di essere benedetti, che si aggiunge con forza a quella di tre giorni fa, l’essere scelti. È una prospettiva in più sul nostro essere amati da Dio, che ci rivela com’è quest’amore gratuito e incondizionato da Dio e al quale ci affacciamo con tanta fatica e soprattutto tante categorie del nostro linguaggio umano, che per forza impoveriscono l’amore divino. 

Mentre facevamo i gruppi con i ragazzi, le ragazze sono scomparse una dopo l’altra, stanche morte sono andate a letto prestissimo… beate loro!
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