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Missioni 2018 Ecuador e Perù
Solita nuova sveglia delle 6:45, preghiera del mattino alle 7:15, colazione e tempo libero per prepararsi fino alla partenza delle 08:30. Arrivati alla cappellina dove facciamo l’adorazione rimaniamo pregando fino alle 09:25, riflettendo sulla vulnerabilità e l’essere spezzati. La scelta di fare la preghiera la mattina si rivela sempre più vantaggiosa, siamo più svegli, carichi, cioè almeno riposati, ed è bello iniziare la giornata con queste riflessioni/preghiere in torno all’amore e all’amare.

Arriviamo alla baraccopoli verso le 10:00 e dopo una breve preghiera ci diamo da fare. Durante la notte sono arrivate altre tre case, quindi per prima cosa portiamo i pezzi nelle rispettive case. Ogni squadra ha già tutti i pezzi per la prima casa, e ce una squadra che ha i pezzi per la seconda casa. Lavoriamo duro e sodo durante tutto il giorno, solo la pausa per mangiare ma non senza aver fatto il rosario. Alle 14 riprendiamo i lavori che vanno oltre le 18, nel buoi, visto che un altro camion con altre tre case arriva verso le 17:30 e dovevamo scaricarlo tutto, con l’aiuto della gente del paese. Un gruppo riesce a finire tutta la casa in una sola giornata, il che è un vero e proprio record! Altri sei gruppi stanno nella parte finale del tetto, mentre un solo gruppo è rimasto veramente indietro a causa di problemi dei terreni. L’obbiettivo di mercoledì è finire altre 4/5 case e avere tutte pronte entro giovedì a mezzogiorno. 

Torniamo a casa, doccia e tempo libero fino all’ora di cena, cioè le 20. Cena che si prolunga a causa dei vari ragazzi che chiedono ed esigono il bis… io li vedo mangiare e sinceramente non capisco dove va a finire tutto ciò che ingeriscono! Infine, scendiamo in auditorio per il terzo passaggio… quello dell’essere spezzati, e che percorre la pressa di coscienza del nostro essere feriti, spezzati, rotti… Il dolore diventa la tematica principale di questa conferenza, dolore come un’opportunità di crescere, e soprattutto un essere spezzati che non allontana dall’amore ma che ci rende più capaci di amore, se e solo se vissuto sotto la prospettiva della speranza. I gruppi toccano alle ragazze e la tematica rende tutte più sensibili, alcune decidono di aprirsi tanto, di aprire il cuore e raccontare le loro ferite, la proprie sofferenze che tanto bloccano e che sono attualmente fonte di sofferenza. Per chi ha fatto dei passi verso il dolore, per dargli un nuovo volto, diventa fondamentale testimoniare quanto il dolore è stato un fattore fondamentale nella propria crescita personale, al punto di sentirle dire: “non cambierei manco un giorno di quei mesi in cui soffrivo. Ora so che sono stati il dono più grande che Dio mi potesse fare”.
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