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Missioni 2018 Ecuador e Perù
Dopo esattamente 50 giorni la nostra estate missionaria è arrivata alla sua fine. Poche ore fa ci siamo separati, gli ultimi cinque rimasti, tre tornano in Italia mentre altri due rimaniamo ancora qualche giorno in America Latina, ognuno con destini diversi. Siamo partiti molto presto da Arequipa, la nostra ultima tappa e dove abbiamo costruito un bagno in un’asilo per bambini sotto gli 8 anni, e siamo rimasti praticamente tutto il giorno nell’aeroporto di Lima, attendendo i nostri rispettivi voli. Ho scritto molto, al meno credo, in questi 50 giorni… alcune volte ero molto lucido, altre volte praticamente facevo il possibile, perché ero veramente stanco e mi si chiudevano gli occhi quando scrivevo. Alcuni dei ragazzi definivano il mio stile di vita durante le missioni come qualcosa di impraticabile e infattibile… e infatti non è uno stile di vita da seguire durante tutto l’anno, e la verità e che si può sempre migliorare, o fare meglio. Sono stati cinquanta giorni molto intensi, pieni di fatica e di emozioni, di gioie ma anche di tristezze, di nuove scoperte quanto di vecchi fantasmi che tornavano a galla… cinquanta giorni dove la forza e le fragilità di tutti i membri del gruppo si facevano più evidente, più veri direi… e tutto è stato così umano… umano quanto bello, quella umanità che in altri ambiti sembra nascondersi o quasi vergognarsi. Quella umanità che prescinde da tante cose superflue e che è contenta, che non è “si accontenta”, con ciò che è essenziale, perché ciò che è essenziale riempie veramente il cuore, di gioia, di gratitudine, di amore… Ma cosa intendiamo con essenziale? La semplicità di vivere ogni momento con la gratitudine per il dono della vita, che è bella con tutti i suoi guai e complicazioni. La gioia di poter abbracciare l’amico o l’amica, il compagno di viaggio, o quel bambino povero che senza barriere ti corre incontro per abbracciarti. La libertà di non avere altra preoccupazione che il donarti, amare, vivere per gli altri. La serenità di essere te stesso, nei modi, nelle espressioni, nel modo di vestirsi, del proprio esserci, sapendo che nessuno ti giudicherà e che sarai accolto e apprezzato per il solo fatto di essere, di esserci, perché la tua sola presenza è un dono per tutti gli altri. La certezza che sei amato, non sai come ne perché, magari non ti reputi neanche degno, lo percepisci, lo vedi, te lo senti, e che sai che è un amore che nessuno, ne nessuna tua azione, potrà mai farti perderlo; c’è lì a ricordarti che la tua vita ha un valore unico e che non devi sprecarla, ma possederla donandola nei compiti nobili che l’esistenza ti offre quotidianamente, basta solo aprire bene gli occhi, i sensi…  Poche ore fa ho saputo di un ragazzo quasi 18enne che ha perso la vita in un incidente al mare, lontano dalla sua casa e dai suoi cari… oltre lo sconcerto che una notizia del genere ti provoca, e anche un po il senso di ingiustizia che si prova… mi chiedevo quanto valore do al dono della vita, e quanto do a questa un senso che non abbia me come centro, ma tutte le persone che mi circondano. Quando viviamo solo per noi stessi diventiamo un po grigi, una brutta copia di quello che siamo chiamati ad essere, di quello che possiamo veramente essere. Non parlo della cura di sé, che è tanto necessaria, soprattutto per essere coerenti con la gratitudine verso il dono della vita… ma di quando anteponiamo a tutto e tutti noi e i nostri finti bisogni. È qualcosa di molto umano, è vero, come se avessimo paura che qualcuno ci rubi o ci freghi qualcosa nell’esistenza, e viviamo quasi alla difensiva, proteggendoci, assicurandoci tutto, un posto, un affetto, qualcosa di materiale, e via dicendo… ma così si vive un po da schiavi, teniamo troppo stretto tutto e si rischia di non crescere veramente. Invece il donare ti consegna una libertà che poi ti permette veramente avere la tua vita, a volte infatti fa bene chiedersi da cosa o da chi ci lasciamo possedere o schiavizzare. Donarsi, se stessi, del tempo, dell’attenzione, è difficile e non è scontato, richiede allenamento, come l’amare… ma è bello e umanizzante. Se penso alle esperienze più belle della mia vita, non sono quelle in cui ho raggiunto qualcosa di particolare, ma quelle in cui nel preciso momento in cui tendevo una mano o rivolgevo uno sguardo, provavo una gioia indescrivibile… e questo senza sprezzare i piccoli successi più mondani della nostra vita. È solo che esiste un abisso tra ciò che vogliamo e ciò di cui veramente abbiamo bisogno, e a volte mi sembra che viviamo solo in funzione a ciò che vogliamo e mai ci chiediamo di cosa veramente abbiamo bisogno. Passare tanti giorni tra persone bisognose, con bisogni di ogni tipo, ti porta a chiederti di cosa hai veramente bisogno per essere felice… la risposta è quasi scontata in questo diario… amare ed essere amati, e lasciarsi amare…  Torno, quasi in realtà visto che ho ancora qualche giorno qua nell’emisfero sud, un poco più cresciuto, è che non si finisce mai di crescere; torno grato a Dio, perché mi ha permesso vivere questi anni di missioni; grato a Lui perché ci sono tante cose di questi 12 anni di missioni che non mi spiego senza la sua mano benevola e protettrice. Grato a Dio perché si è sempre presso cura di me, da quando iniziai a prendermelo più sul serio, ai miei 16 anni; grato a Colui che mi ha sempre sostenuto e che con il passo degli anni mi ha manifestato un amore immeritato al quale prima o poi ti stanchi di chiederGli il perché e ti lasci semplicemente amare. Eh già, forse è un’esperienza che può sembrare cinese per molte persone… ma è l’esperienza più bella della mia vita, e gliela auguro a tutti, soprattutto a chi amo e voglio bene.  A settembre inizia un nuovo anno… vediamo cosa ci riserverà, e cosa vorrà Dio da noi che siamo dietro queste missioni. E ai ragazzi che hanno partecipato ai diversi viaggi… ricordate che quanto avete vissuto è reale e vero, forse una delle esperienze più vere con cui avrete a che fare… coltivate nei vostri cuori ciò che avete imparato, custoditelo come un inmenso tesoro, e fatelo crescere, non lasciatelo marcire lentamente con il passo del tempo, della rutina, annegato tra le tante responsabilità e ansie del nostro mondo moderno… nel fondo, quella felicità che avete provato, è ciò che vi meritate. Non vi meritate niente meno che questo amore incondizionato ed eterno che tutto lo fonda e sostiene, che tutto guarisce…
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