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Romania

Lo staff si sveglia presto, e ci rendiamo subito conto che i ragazzi hanno bisogno di riposo, così decidiamo di farli dormire 30 minuti in più. La sera prima alle 23 abbiamo mandato a letto tutti, e per le 23.10 non c’era più un anima in giro, tranne un paio di cani randagi che sono entrati nel terreno della casa per frugare nella nostra spazzatura. 

Come avevo scritto ieri, la stanchezza frutto di un ritmo di lavoro e di vita al quale definitivamente i ragazzi non sono abituati, insieme alla poca consuetudine a darsi dei tempi di riposo, tipo il sonno notturno, fanno si che molti di loro comincino ad ammalarsi. Niente di grave o fuori dalla norma in un viaggio di questi. Ovviamente il vero problema non è tanto il male di gola o qualche catarro (matematicamente tamponati), il vero problema è che a meno che non stiano veramente male non si vogliono fermare, soprattutto nelle ore notturne quando ce da stare con gli amici… sono ragazzi. Sembra però che ci sia un abisso tra la consapevolezza del aver bisogno di più riposo, il modo come effettivamente portano avanti la giornata, e la narrativa che fanno di questi piccoli malesseri fisici ai loro cari. Poi giustamente, nella magnifica cornice di una pandemia ancora in corso, qualsiasi genitori che si trova a più di 1000km di distanza si preoccupa e non poco… e sappiamo bene anche che ogni genitore è, o meglio ha, un medico nascosto! Quindi verso tardi decido qualcosa di poco popolare per i ragazzi, ma che spero dia loro la consapevolezza che è un bene prendersi cura di se stessi anche riposando: dopo cena andranno tutti a dormire senza se e senza ma.

Torniamo però alla mattina. Le varie esortazioni a non abbassare la guardia, a cercare nel progetto futuro la motivazione per muovere i sassi, pitturare le mura, preparare giochi per i bambini, sembrano non bastare. Sono ragazzi, figli di una società che vuole tutto subito e ora, e fanno fatica con le cose che hanno bisogno di tempo per elevarsi, per costruirsi, per diventare ciò che sono chiamate ad essere. Le varie esortazioni a prendersi cura della nostra casa sembrano andare a vuoto. Dalla concentrazione nella missione sembra siamo passati a dare il centro delle attenzioni al gruppo… ma non sanno che il gruppo tiene saldo perché appunto c’è una missione. Non mi preoccupa, capita, può succedere. Purtroppo però un po dobbiamo trattarli da bambini e non da giovani… quindi tocca puntare al ricatto: niente quarti di finale dell’Europeo se la casa è disordinata o sporca… niente quarti di finale dell’Europeo se quei pochi che fumano lo fanno fuori l’orario permesso o se trovo un solo mozzicone per terra… e in più, al primo mozzicone che troviamo per terra tutte le sigarette saranno raccolte e senza se e senza ma buttate via. Leggendomi potrebbe sembrare che sono matto! o impulsivo… riconosco che un tempo nella mia vita lo sono stato, e tanto (impulsivo… non matto)… ma devo dire che abbiamo aspettato a lungo e puntato alla comprensione del fatto prima di passare ai ricatti!

I ragazzi “accettano” la sfida, lo metto tra virgolette perché in realtà non li rimane che accettare. Ci dividiamo nei soliti gruppi di lavoro e si comincia con la giornata. Forse sarò ripetitivo, ma questo tempo fa tanta differenza con l’esperienze degli altri anni. Il caldo condiziona tanto gli sforzi dei ragazzi e fare turni per più di 30’ è impensabile. Comunque si danno tutti da fare ovunque loro si trovino, anche se non manca il furbetto che cerca qualsiasi opportunità per autogiustificarsi un riposo… Dopo le solite 4 ore di lavoro del mattino pranziamo, pasta al tonno e limone a richiesta dei ragazzi, quanta bontà in un piatto così semplice e alla mano. Dopo pranzo però, purtroppo, troviamo un mozzicone per terra… e inizia il panico tra i ragazzi… raccogliamo tutti i pacchi di sigarette o le bustine di tabacco… credo di non averlo detto prima, ma visto che siamo in tanti cuciniamo con una megapentola che viene riscaldata in una sorta di falò. Bene, è il falò la destinazione ultima dei vari pacchi di sigarette. D’ora in poi divieto assoluto di fumare. A questo segue un attimo di panico, di quasi anarchia, finche non mi smuovo nella mia decisione. Prima di andare a lavorare teniamo i gruppi di riflessione, è il turno dei gruppi 5 e 6, e così finiamo il secondo giro. 

Si parte verso il lavoro, ma solo trenta minuti dopo inizia a diluviare… questo limita molto il lavoro all’aperto con i bambini… e anche la pittura di centrale… una parte del gruppo torna a casa, ma l’altra metà rimane visto che dopo 30’ di pioggia il sole ritorna più forte di prima… è un tempo da matti… o ti ammazza di pioggia o ti ammazza di caldo… Dopo messa mangiamo, e finita la messa raduniamo tutti prima di cena. Ci proviamo a fare un altra esortazione, e comunicare a tutti che alle 22 dovranno essere tutti nei loro letti. Siamo in un punto importante del viaggio, quando tocca andare oltre l’entusiasmo e andare fino in fondo con le motivazioni che ci hanno portato fin qua. I ragazzi devono piano piano essere sempre più consapevoli che il viaggio lo fanno loro, che con l’esperienza ci guadagnano loro. 

Dopo una cena a base di polpette e verdure, in versione rumena ovviamente, diamo un po di tempo ai ragazzi per stare insieme… e alle 22 tutti a letto… alle 22.30 praticamente tutti sono nelle loro stanze, e io controllo dalla finestra che non ci sia nessuno in giro.

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