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Romania

La notte precedente è finita nei migliore dei modi. L’Italia passa alla finale dell’Europeo e ovviamente i ragazzi sono non felici, di più! La mattina sono ancora gassati, tranne il nostro amico italo spagnolo che è palesemente di cuore più iberico che italico, cuore della mamma chiaramente! Siamo alla seconda giornata e non fanno ancora fatica ad alzarsi, nonostante abbiano dormito solo 4/5 ore. Puntualmente, anzi prima del previsto, facciamo la preghiera del mattino e in seguito facciamo colazione. 

Alle 08:30 teniamo un briefing dove parliamo brevemente dell’episodio della notte precedente. Con molta calma insisto sul fatto che possiamo sempre ricominciare, e anche se “l’ammonizione” rimane, il viaggio continua e i protagonisti sono tutti i ragazzi. Partono carichi come il giorno precedente. Come con il primo gruppo, il caldo fa tanto, la fatica è doppia se non tripla. Poi vedi nei ragazzi diversi atteggiamenti durante il lavoro. I chiacchieroni che o parlano o lavorano, e non si capisce se non riescono a fare entrambe in contemporanea perché troppo furbi o perché il campo di coscienza è quel che è. Quelli che non si fermano mai, che sembrano avere energia all’infinito e non riesci a capire come e quando è che si caricano. Essi sono soggetti positivi per il gruppo, ma a volte ingestibili per lo staff! Poi ci sono quelli che con silenziosa devozione lavorano dando piccoli passi, non danno fastidio a nessuno ma fanno fatica a relazionarsi con gli altri. Poi il fatto di essere in pochi mette in risalto tutti gli atteggiamenti, e allo stesso tempo non concede a nessuno l’anonimato. 

Mangiamo verso le 13. L’intervento a gamba tessa sul cuoco e le sue preferenze di piatti tipicamente invernali quando viviamo a 30 gradi al giorno ha dato i suoi frutti. Oggi mangiamo verdure con polpette e i ragazzi sono nel settimo cielo. Addirittura, due ragazze che il giorno prima avevano rinunciato a mangiare il pollo perché “io non mangio la carne” si sono convertite al “polpettismo” (il che ci ha fatto un po rosicare a tutti perché questo significava che c’erano meno polpette a disposizione. Per non dimenticare quelli che “io non mangio le verdure” e sperano di compensare il vuoto nei loro piatti con il triplo di polpette. Diamo tempo libero fino alle 15, invitando a riposarsi in queste ore più calde. 

Alle 15 ci incontriamo nel gazebo-auditorio-capella e tutto ciò che vi potete immaginare per l’introduzione alle riflessioni personali. Ogni ragazzo riceve un libretto con 10 riflessioni che contengo alla loro volta delle domande per approfondire. Insisto ai ragazzi sul fatto che loro fanno il 99% del viaggio, che noi possiamo aver messo insieme il filo conduttore delle riflessioni, trovato i testi e scritto le domande, impaginato il libretto e farlo stampare… ma chi ne mette il cuore li dentro nascosto negli scritti personali di ognuno sono loro. Insisto anche sull’importanza di passare all’ascolto di sé, il che vuol dire iniziare a conoscersi e dare un nome a ciò che frulla nel cuore. Porto come esempio quella classica esperienza degli adolescenti, e non solo, di svegliarsi tristi o infastiditi o ansiosi, e non sapere da dove tali sentimenti/emozioni/movimenti interiori possano venire.

Dopo un’ora di riflessione, un po meno in realtà e in fondo a seconda di chi è che scrive, ripartiamo. Il gruppo A che ha passato la mattina con dei bambini, rimane a casa per continuare a scavare le fondamenta e spezzare del legno per padre Albano. Invece il gruppo B e il gruppo C vanno a Craica per fare attività di formazione e giochi con i bambini. Dal punto di vista del lavoro non possiamo dire nulla a questi ragazzi, praticamente tutti lavorano e si danno da fare. E il gruppo che va dai bambini torna più carico che mai. Invece con i ragazzi che servono e quindi devono cucinare stasera, andiamo al supermercato. Hanno deciso di fare hamburger, cosa che mette un po crisi il budget ma alla fine cedo. In supermercato prendiamo un po tutto ciò che serve. Speravamo di prendere le hamburger già fatte però non ce ne sono, e quindi prendiamo carne macinata. Torniamo per la messa mentre i ragazzi che cucinano preparano la griglia. Quando la messa finisce ci aspettano tanti hamburger! I ragazzi muoiono della fame, i maschi non fanno sconti e si lanciano sugli hamburger, qualcuno ne divora due mentre altri non hanno manco preso il primo hamburger. Non so se sia solo la fame, ma a volte mi sembra che alcuni ragazzi, soprattutto quelli che vivono da soli o anzi, mangiano da soli il più delle volte, non sono abituati ad alzare lo sguardo e chiedersi se devano o meno aspettare. Sono ragazzi, sono stanchi, e hanno fame… ma bisogna educarli a tenere lo sguardo alto e rivolto verso il prossimo. Un altro evento importante: arrivano i rinforzi per lo staff: oggi ci ha raggiunto Maria, detta Meme che non ha saltato un solo anno di Missioni dal 2013, quando aveva solo 14 anni!

Dopo mangiato alcuni ragazzi giocano insieme vari giochi di società, mentre altri preparano dei materiali per le attività con i bambini. L’evento forse più bello della giornata è che un bambino de Craica ha detto alla suora che non si era mai sentito voluto bene come oggi. Che era successo? Che mentre, come è normale, la maggior parte dei ragazzi che sono andati a Craica si alternavano con i bambini, uno di essi ha passato tutto il pomeriggio prendendosi cura di uno solo di loro. Parliamo di bambini che fanno fatica a esprimere emozioni, e non bisogna nascondere che la suora è felice di questa sua uscita: “Mi sono sentito voluto bene”… e come nel corso di queste esperienza abbiamo detto più volte, è l’amore il vero artefice della conversione del cuore… questo bambino è stato nutrito da un amore arrivato da lontano e che fino a ieri non sapeva della sua esistenza… Che bello è donarsi.

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