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Romania

I ragazzi sono andati nelle loro stanze, obbligati da noi, verso le 23.30. Oggi hanno fatto tanta, ma tanta, fatica ad alzarsi. Qualcuno subito dopo aver fatto colazione è andato a dormire, e in ogni pausa possibile al lavoro li ritrovavamo dormendo da qualche parte, anche nelle stanze. 

Abbiamo anche avuto i primi malati. Uno ha detto di stare male prima ancora della preghiera del mattino, e quindi dopo aver preso una medicina è rimasto a letto. Altri due sono venuti in stanza a dormire dopo la prima pausa. A me piace molto la coerenza, forse troppo… quindi dico ai due che dicono di stare risposando perche si sentono male che va bene, che però devo rimanere tutto il giorno a letto fino al giorno dopo, per guarire, poiché meglio stare un giorno fuori che stare tre o quattro giorni a metà (come è già successo con alcuni nel primo gruppo). Uno dei due decide di non fermarsi e continuare a lavorare, l’altro rimane e crolla in un sonno profondo. Con coerenza intendo anche che non è che sei malato solo quando c’è da lavorare e poi, quando inizia la parte più sociale del viaggio, improvvisamente accade il miracolo per cui ti alzi. Ecco devo insistere più volte durante il giorno che non possono stare in giro e che devono riposare per guarire…

Invece per venire incontro alla evidente fatica dei ragazzi durante la giornata lavorativa a causa delle poche ore di sonno (che sono esclusivamente una loro scelta), decidiamo che oggi si va a letto alle 22. I ragazzi all’inizio sono increduli. Non credono che lo faremo, ma noi sappiamo che costi quel che costi oggi alle 22 tutti nelle loro stanze e le luci spente. Lo facciamo per loro, per il viaggio, per la loro salute e capacità di portare a termine quanto siamo venuti a fare. E anche un po a noi piace l’idea di poter stare a letto alle 22:30.

Al di là della pause a letto, i ragazzi hanno lavorato molto bene come tutti gli altri giorni. Già da qualche giorno che dal gruppo che fa le fondamenta del dormitorio le mattine, vengono scelti tre o quattro ragazzi che vanno con la suora a delle palazzine che cadono letteralmente a pezzi per fare un lavoro di alfabetizzazione per i bambini e anche fare dei giochi. Finora sono andati solo i maschi, le scene quotidiani che là si vedono sono molto forti e dure: bambini piccoli nudi abbandonati a sé stessi, ragazzi della loro stessa età che inalano colla e sembrano dei zombi, ragazzi in generale a cui è stato negata la stabilità che ogni persona necessità per crescere ma soprattutto quell’amore che ti sprona e ti apre alla vita: il loro linguaggio di comunicazione sono le botte, la violenza in generale, persino gli insulti. Solo dopo qualche giorno di ricevere le attenzioni dei nostri ragazzi loro piano piano si sciolgono e imparano che un altro linguaggio è possibile. 

Dopo pranzo mandiamo tutti a siesta obbligata, ed effettivamente fino alle 15 la nostra casa sembra un luogo abbandonato. Alle 15 facciamo la seconda riunione divisi per gruppi: un gruppo con tutte le femmine e uno dei due gruppi maschili. Nei ragazzi incominciano a sorgere domande impegnative riguardo i loro sogni: soprattutto il difficile compito di saperli distinguere da ciò che risponde alla aspettative esterne che si hanno su di loro da ciò che veramente vorrebbero fare. Molti di loro confondono i sogni con la professione, quando in realtà la professione non è che, a mio modo di vedere, il mezzo con il quale speri di raggiungere uno o più sogni, ma non il sogno in sé… certo non si può essere rigidi con queste realtà più intime, si potrebbe peccare di ridottivi o superficiali, ma allo stesso tempo bisogna toccare acutamente i fili interiori che ognuno si porta e discernere, ovvero distinguiere, separare, saper dare un nome per poi, nel insieme, iniziare una risposta. 

Oggi chiudiamo la giornata, prima di andare a letto tra esattamente 10 minuti, con la torta per Matteo che di anni compie 16. 

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