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Romania

La mia giornata inizia, come promesso la notte scorsa, alle 5. Però alle 6 sono di nuovo a letto dopo un po di prove di scatti fatte dal mio amico delle uova. Alle 7:40 siamo tutti pronti per la preghiera. I ragazzi sono visibilmente non stanchi, di più! I tornei clandestini di wrestling nella loro stanza fino a tardi hanno queste conseguenze. Negli ultimi giorni, a causa delle poche ore di sonno, una volta finita la colazione quei ragazzi che non devono lavare o sparacchiare hanno usato quei pochi minuti prima dei lavori per farsi un ulteriore dormita. Oggi però decidiamo che devono lavorare senza perdere tempo, quindi appena finiamo di mangiare mandiamo tutto il gruppone, tranne i 3 al servizio, dietro a casa a continuare a scavare le fondamenta.

È una giornata come le altre, anche se inizia con un pochino di pioggia, il sole esce e ci “fa male” come tutti gli altri giorni. Un gruppo di ragazze sono destinate a pulire il loro bagno, missione molto tosta devo dire visto che giorno dopo giorno, per qualche strano motivo, hanno deciso di non prendersi cura dovutamente. In compenso, tutti i maschi che rimangono dietro a scavare, rompono per sbaglio una fogna… quindi lascio alla vostra immaginazione due ore di spallare rifiuti della fogna sotto il sole. 

Pranziamo tutti insieme ma riposiamo meno del solito, poiché alle 15 padre Albano ci chiede di essere presenti durante la consegna di un’ambulanza che si è fatto regalare in Italia. L’ambulanza sta qua a casa da due o tre settimane, e oggi è stata di fatto data a una casa di cura di poche risorse. Alle 16 un gruppo di ragazzi chiede di rimanere per continuare a zappare, mentre le ragazze e alcuni maschi vanno a Craica per giocare con i bambini. C’è da dire che negli ultimi giorni i maschietti stanno apprezzando molto il lavoro fatto insieme, la camerata, il senso di amicizia che si crea all’interno di un gruppo da solo maschi. 

Il resto della giornata si divide in doccia, messa, cucinare, cenare. Alle 21:30 raduniamo le ragazze nella sala pranzo, mentre i ragazzi si riuniscono nel gazebo. Decido di fare un esperimento e non continuare a dividere il gruppo dei 15 maschi in due da 7 e 8 (scelta iniziale per facilitarmi la gestione), e di fare un unico gruppo con tutti quanti, mettendo alla prova le mie capacità di gestione di gruppi. E su questo dipendo molto dai gruppi, e dai personaggi. C’è da dire che una volta raggiunto il momento della serietà, i ragazzi sono seri e si ascoltano con interesse, intervengono ai loro interventi confrontandosi con rispetto, ma soprattutto con affetto e interesse: c’è un grande desiderio di aiutarsi a vicenda, di sostenersi. Anche oggi qualcuno piange, apre il cuore e racconta ciò che lo fa soffrire. E capita che la tematica si replica per più di uno di loro. Per quanto posso qui raccontare, so solo che a fine gruppo c’è stato un aumento significativo della domanda dei cellulari dello staff per fare chiamate. 

È vero che l’età dell’adolescenza è quella in cui un po si cerca di mettere un limite, o addirittura allontanare, l’azione dei genitori. Ma è anche vero, al meno per come la vedo io, che è l’età in cui più hanno bisogno di sentirsi supportati dai loro genitori, non giudicati, o ridotti ai risultati scolastici (dove molti fanno fatica). Mi azzarderei a dire che nel caso dei maschietti, è il periodo in cui la figura del papà diventa più che mai necessaria, poiché iniziano a crescere e a confrontarsi con quelle domande sul futuro dove il papà sprona e lancia alla vita. Un figlio maschio, in fondo, soffre, e molto, se non può avere un rapporto armonioso con il proprio padre, se non sente di poter condividere tempo con lui, o se non percepisce che il proprio papà desidera passare del tempo insieme. Poi è anche vero che l’età dell’adolescenza è come una schizofrenia, nel senso che vogliono sentirsi e sapersi amati dai genitori, ma allo stesso tempo vogliono un po tenerli alla larga. Fare il genitore è un arte, che nessun libro può insegnare, che solo la vita, e tutti gli sbagli, possono educare. Quando i genitori mi chiedono come fare con i figli in questo periodo complicato della crescita, rispondo, forse un po sempliciottamente: comunicate, passate del tempo con loro, fatteli sentire che li amate, e che non sono ridotti ai loro successi scolastici, sportivi, e via dicendo, ma che li amate a prescindere di tutto. Allo stesso tempo non rinunciate ad essere autoritari, nel senso buono, e autorevoli per loro. I ragazzi imparano più dall’esempio che dalle “ramanzine”. I ragazzi possono essere grandi e forti quanto volete, ma hanno sempre bisogno di sapersi preziosi, in un mondo che li giudica tante volte di inadeguatezza, agli occhi dei loro genitori. 

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