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Romania

La notte di ieri si chiude con una bella sorpresa. Mentre i ragazzi puliscono la cucina e lavano i piatti (parliamo delle 11 di sera!), ricevo una chiamata, o meglio vengo aggiunto a un gruppo whatsapp dal nome “Ideonaaaa”… C’è da dare un po di contesto, o cornice: il terzo viaggio è nato molto più all’ultimo degli altri due viaggi. Quando abbiamo capito che andare in Rwanda era infattibile (chiedono una quarantena obbligatoria di 7 giorni) abbiamo dovuto cancellare tutti i piani e così lasciar in aria una ventina di ragazzi… abbiamo pensato di proporre, timidamente, fare una continuazione di quanto avrebbero fatto i due gruppi di minorenni e così quasi dal nulla ci siamo trovati con 20 ragazzi in partenza. Potevano essere molto, ma molto di più, se le date non avessero coinciso con “Polifonic”, un festival della musica elettronica in Puglia, e con la settimana scelta dagli appena maturandi per andare a Mykonos… Ecco il Polifonic, e lo scrivo con un sorriso, è stato rinviato, ma molti dei ragazzi avevano già preso casa in Puglia, e quindi sarebbero partiti comunque… invece proprio ieri o l’altro ieri, il coprifuoco decretato solo per l’isola di Mykonos ha evidenziato l’inutilità, nella mentalità maturanda, di andare lì… Ecco all’ultimo mi ritrovo in questo gruppo dove mi viene spiegato che non si va più a Mykonos e che, anche se per poco, vorrebbero raggiungerci due ragazze. Certo essere la seconda scelta non è carino, ma va bene così! Hanno preso il primo volo a disposizione e sono arrivate oggi alle 11:40 circa a Cluj e da noi verso le 15!

Tornando al nostro gruppo di lavoratori… stamattina sono a pezzi, fanno male gambe, spalle, braccia… ieri hanno dato veramente tutto, complice il tempo clemente (sempre se paragonato agli altri giorni). Stamattina quindi anche se puntualissimi, sono visibilmente provati. L’unico che non accudisce particolari dolori è Michele, il gigante del gruppo, alto più di due metri… che però ancora addormentato nel andare in bagno ha dato una bella botta con la testa alla cornice della porta… e così tutti i nostri ragazzi hanno qualcosa da dire. Facciamo la preghiera del mattino. Devo dire che è particolarmente piacevole, per me, pregare con loro. Non si perdono, non si distraggono, le parti che vanno lette insieme le leggono veramente insieme e non in tempi diversi come accade o con gruppi troppo grandi o quando c’è qualcuno che ha la testa fra le nuvole e non se ne accorge o che va troppo veloce o troppo lento… come quando uno va a messa e la vecchietta di turno ti anticipa, anticipa tutti persino il prete, su tutte le risposte della cerimonia! 

La colazione si fa tipo buffet, c’è una lunga fila davanti alla macchinetta del caffè. I tempi sono quelli giusti, ne troppo in fretta ne troppo lenti, ma la sua giusta misura… se non fosse perché quasi all’ultimo ad alcuni, e io ne approfitto, viene la voglia di fare delle uova… in ogni caso alle 08:30 sono tutti a lavoro, tranne il team di ragazzi a cui tocca lavare i piatti e mettere tutto a posto. Il tempo è molto clemente, ha piovuto leggermente questa mattina e ci sono tante nuvole. Il meteo prevede un diluvio verso le 14, quindi decidiamo di sfruttare al massimo le nostre forze tutta la mattina, per poi vedere come va nel pomeriggio… 

Forse vale la pena ricordare qualcosa che ho detto ai ragazzi ieri notte prima della loro prima riflessione personale. “Non fate inutili paragoni con l’esperienza che avete fatto in Peru” esordisco. I ragazzi del primo e del secondo gruppo, che vivevano l’esperienza della Romania senza mai aver fatto il Perù si sono goduti l’esperienza al massimo, perché appunto hanno vissuto il presente. Avevo notato però che alcuni dei membri dello staff che in qualche modo non avevano ancora colto, non per colpa per carità, la differenza tra accompagnare i ragazzi e quella di fare l’esperienza, che paragonare il Perù con la Romania era un esercizio non solo inutile ma destinato in qualche modo a farti vivere male. Perché? Perché non si vive di passato, ma del presente nel quale siamo chiamati a dare frutto. O meglio, per quanto mi riguarda è come comparare il fidanzato o fidanzata attuale con il tuo ex, e quindi vedi tutto ciò che lui o lei ora manca, e ti perdi tutto ciò che in lui o lei c’è di bello e nuovo. Sono peruviano e chiaramente sono da parte. Il tipo di lavoro che facciamo qua è simile ma anche diverso, in Perù vediamo la differenza frutto del lavoro nelle nostre mani nel consegnare una casetta, se pur di legno e sempre umile, a una famiglia che vive in povertà estrema… in Romania i risultati li vedremo in foto, ancora tra qualche mese. E poi c’è il discorso della gente… credo che la miseria in cui vivono, non solo quella materiale ma quella umana, li rende più duri, e di conseguenza, come ho detto più volte, il loro modo di rapportarsi è del tutto particolare, rozzo, sempre con una pretesa del dovuto e delle volte con poca o nulla capacità di gratitudine. Il latinoamericano è diverso, o almeno quelli che di solito abbiamo aiutato in questi anni. Più solare, più accogliente e anche più simile all’italiano direi… In ogni caso non è il caso fare le comparazioni… invito quindi i ragazzi a vivere il loro presente. È totalmente valido poi comparare, tirare le somme, migliorare per quanto si possa migliorare, ma se questo ti porta a una nostalgia del tuo caro Perù (e chi è partito con noi gli anni scorsi sa che le missioni in Perù hanno qualcosa di magico) che ti fa perdere di vista la Romania, secondo me ti fai solo male. Qua in Romania abbiamo l’elemento comunitario-amicizia che non è di poco conto. In Perù siamo più di 80 di solito, è tutto più strutturato su certi fronti, ma si vive poco insieme con tutti, si creano piccoli gruppi giustamente, e tante volte non sai con chi hai fatto il viaggio. Qua si fa una esperienza di vita in comune, con tutte le cose belle, ma anche con tutte le fatiche del caso, e questo è di una ricchezza unica. 

I ragazzi lavorano sodo fino alle 13 e qualcosa, apparecchiano e mangiamo. Da qualche giorno la suora, personaggio del cui ancora non abbiamo capito la storia, sta portando a casa, a mangiare con noi, dei ragazzini di Craica. Siccome sono nettamente in minoranza, sono molto ma molto più carini del solito, e addirittura anche educati. Durante il pranzo arriva il diluvio universale, con tanto di “black out”. Tra l’altro le due ragazze ex Mykonos sono da un po per strada, e quindi diventa evidente che qualsiasi attività avviamo sia meglio iniziarla con il gruppo al completo. Il diluvio universale ci costringe a stare dentro casa, e l’arrivo delle ragazze ci impedisce a iniziare con le conferenze/riflessioni di gruppo. Verso le 15:15 smette di piovere quasi totalmente, e alle 15:25 arrivano i due nuovi membri del gruppo. Quindi alle 15:30 sono tutti pronti per lavorare. Una parte del gruppo va in centrale, oggi in effetti niente bambini poiché anche se piove poco risulta complesso lavorare con i bambini. L’altra parte del gruppo rimane dietro casa per continuare con gli scavi per le fondamenta del dormitorio, che secondo padre Albano sarà pronto verso la fine di quest’anno.

Verso le 18:15 i ragazzi iniziano a fare ritorno. C’è la solita lotta per la doccia, e questa volta il gruppo cucina è stato avvertito che dobbiamo mangiare subito dopo la messa. Alle 19:15 i ragazzi fanno la seconda riflessione personale, alle 20 c’è la messa per chi lo desidera e subito dopo facciamo la prima delle tre riflessioni/conferenze previste per i ragazzi più grandi. Sono sorpreso che nell’affrontare la complessa quanto importante tematica della conoscenza personale e la sofferenza, qualche lacrima nell’auditorio cade, e mi preparo perché probabilmente ne parleremo più tardi. In questo momento mangiano tutti e più tardi ci sarà la prima riunione di gruppo per le ragazze.

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