Romania

Andare oltre i 30cm dinanzi alle proprie narici

Come le altre volte la giornata di oggi inizia puntuale. In realtà è la prima volta che siamo puntuali poiché gli altri giorni abbiamo giocato sempre in anticipo. Dopo la preghiera facciamo un’abbondante colazione e pochi minuti dopo i ragazzi sono pronti per iniziare la giornata. 

Oggi tocca il cambio delle attività: il gruppo B andrà dai bambini mentre A e C faranno il lavoro fisico. I ragazzi sono contenti dell’idea di cambiare lavoro, in effetti non rimaniamo più dietro casa a scavare le fondamenta, ma andiamo a Craica per riempire le stradine con pietre medie e piccole per renderle più belle e sicure al passaggio, soprattutto quando piove. È un lavoro che hai ragazzi da molta più soddisfazione, poiché non solo è necessario e utile ma vedono direttamente i risultati, i frutti. Sono però consapevoli, strada facendo, che si fatica molto di più, che non hanno tutte le pause alle quali sono abituati e i carichi di ghiaia è costante, e riempire tutte quelle stradine, anche quelle in salita, è un lavoro tremendo. Ovviamente mentre si lavoro si fa anche amicizia con le famiglie, si gioca con i bambini, si coccolano i bebè, ma il tutto fa sempre parte dello stesso lavoro: esserci lì per loro. 

Torniamo tutti a casa verso le 13, mangiamo insieme e poi abbiamo la solita pausa fatta da chiacchiere, sieste, letture, e via dicendo. Alle 15 i ragazzi affrontano la terza riflessione personale e alle 16 partiamo di nuovo verso Craica mentre il gruppo B rimane a casa per continuare con gli scavi. Alle 18:30 siamo tutti a casa di nuovo. I ragazzi si prendono del tempo per le chiacchiere, aperitivi “finti” con Coca cola e Doritos, e accendono il fuoco perché si è deciso che anche oggi si griglia, ma si va di würstel e patatine fritte, e doritos, tanti, forse troppi… e salse… insomma tutto ciò che sano non è… però va bene così… sono ragazzi! 

Dopo la cena, e dopo qualche ammonizione su come stanno gestendo i ragazzi la pulizia (c’è da dire che per quanto riguarda cucinare e apparecchiare sono fortissimi, se la stanno cavando molto bene… ma la pulizia e l’ordine lasciano molto da desiderare), ci raduniamo tutti nel gazebo per partecipare alla prima conferenza, che conferenza non è, ma un confronto e condivisione di idee, pensieri, esperienze. Come con il primo gruppo cerchiamo di mettere alcune fondamenti per approcciare l’esistenza. So bene che come obbiettivo è molto ambizioso. Ma la verità è che la chiacchierata punta a motivare delle domande nei ragazzi, domande che ci sono ma che a volte non si ha il coraggio di dare ascolto, o peggio ancora di formulare. Sono domande importanti che sorgono in questa fase della vita. Chi sono? Cosa devo fare nella vita? che invito a trasformare a un “cosa devo fare della mia vita?”. Perché mi sento in un determinato modo, perché a volte mi sveglio e ho un determinato umore, perché un qualche evento mi colpisce più di altri e perché crea in me determinati sentimenti ed emozioni? Sono domande importanti, che non necessariamente trovano una risposta inmediata, ne quanto meno soddisfacente. Il primo passo è farsele, e saperle dare un nome, metterle per scritto e direi anche classificarle, cioè quali sono più importanti o meglio più urgenti da rispondere, da dove poter iniziare per ripartire. Non esiste poi una formula per risponderle, soprattutto quella dell’identità. Per quanto mi riguarda, al meno in questo primo momento, è importante che i ragazzi siano coscienti che la loro vita è un dono, e che si tratta di un dono unico ed irripetibile, qualcosa con la quale non possono giocare e non possono quindi sprecare. Si parla, per forza di cose, della morte, e di come essa, oltre la naturale paura che può provocare, è anche una realtà che qualifica la nostra vita, poiché da alla sua originalità una durata limitata. Questo “momento” unico e irripetibile che è la nostra vita non accadrà mai più. Le domande e interventi iniziano a piovere. A differenza del primo gruppo, dove in silenziosa attenzione si ascoltava, questo secondo gruppo, per il fatto di essere in meno, è molto più coinvolto e libero, anche disinvolto, nel fare le domande. Ovviamente ci sono nei ragazzi diversi livelli di coinvolgimento e di conseguenza di “questionamento”. Ci sono quelli che fanno tante domande durante la chiacchierata, quelli che aspettano la fine per avvicinarsi e fare domande più personali, ovviamente non mancano quelli che si distraggono facilmente, forse perché il discorso non le interessa, ed è più facile perdersi in banalità che cercare di seguire un filo conduttore un pochino più “complesso” dei soliti discorsi che uno fa con gli amici. 

Finiamo verso le 22.40, sperando che i ragazzi siano stanchi, ma non è così. Un limite di questa struttura è che tra la zona dei ragazzi e quella delle ragazze c’è la stanza di padre Albano. E i ragazzi sono poco consapevoli e rispettosi del sonno altrui, purtroppo, quindi non se ne accorgono di quanto accade a più di 30cm dalle loro narici. Ovviamente non si possono fare fastidiose generalizzazioni, ma la realtà di questo gruppo sembra seguire una logica chiara: finché si tratta del lavoro e dello stare con i bambini, diamo tutti, non solo singolarmente ma anche come gruppo. Quando siamo a casa, sembra che andare oltre i 30cm dalle proprie narici sia quasi impossibile, soprattutto la sera, quando i ragazzi equiparano divertirsi con fregarsene di chi li circonda: se non fosse così farebbero più attenzione all’ordine e alla pulizia, o agli orari delle altre persone… un mio caro amico, che oggi è sacerdote e vive in Brasile, lo chiamava il complesso Vodafone delle giovani generazioni, facendo riferimento a quella vecchia pubblicità che recitava “tutto intorno a te”…

Prima di mandare tutti a dormire prendo i 4 moschettieri del servizio di oggi e li faccio pulire la cucina fino in fondo. Purtroppo, è vero, è un po ingiusto perché devono affrontare tutte le piccole cose che i ragazzi dei giorni scorsi non hanno portato a termine. Ora sono qua, con un tubo pieno d’acqua davanti alla porta dei ragazzi, aspettando il primo simpaticone che provi a uscire… infatti, qualche minuto fa le ragazze mi hanno chiesto se posso chiudere la loro zona, per evitare che i ragazzi entrino la sera a rompere le scatole. Speriamo bene, ma un po dovrò rimanere fuori…