Romania

Aspettative, api e mosche…

Il viaggio si è prolungato molto, ma molto più di quanto avessimo pensato. Dovevamo arrivare verso mezzanotte in Romania, e invece a quell’ora non eravamo ancora in Ungheria. Arrivati alla frontiera con la Romania abbiamo un piccolo contrattempo, e per farla breve va a finire che arriviamo a Baia Mare alle 6 del mattino (Romania ha un ora in avanti) di oggi, martedì 22 giugno. Ci accolgono Pietro e Filippo e ci aiutano a scarica i pullman. I ragazzi e le ragazze prendono possesso delle loro stanze. I ragazzi hanno uno stanzone tutto per loro, con più di 35 posti letto tra letti normali e letti a castello, e… un bagno con doccia. Per loro sono state disposte delle docce da campeggio dietro la struttura che ci accoglie. Le ragazze vanno in due strutture, una attaccata all’altra, e in ognuna ci sono 3 stanze, da 5, 6 e 10 posti letto; e in ogni struttura ci sono due bagni con due docce. 

Dopo qualche giro di domande capiamo che i ragazzi stanno bene, che si aspettavano di peggio, e aspettandosi il peggio, sono solo sorpresi e grati con quanto hanno, o almeno speriamo! E devo dire che soprattutto, dopo 24 ore di pullman, qualsiasi realtà esistente in cui buttarsi viene più che accolta. Dopo essersi sistemati nelle stanze fanno la prima colazione, e poi diamo loro tempo fino alle 10 per un breve riposo prima di iniziare con le attività. C’è chi rimane fuori a chiacchierare, e chi invece viene sommerso da un sonno profondissimo. Con lo staff ci mettiamo a organizzare la giornata, slittare gli orari, e cercare di capire come distribuire il lavoro i giorni a seguire. 

Alle 10 ci riuniamo con tutti, spieghiamo brevemente il senso del viaggio, di un regolamento, di quello che vorremmo da loro, dell’importanza della fiducia, del parlarsi sia su quelle esigenze pratiche che possono sorgere ogni giorno, sia su quelle cose che magari smuovono il cuore e sulle quali ce sempre bisogno di confrontarsi. Presentiamo loro brevemente il programma delle prossime due settimane, con la speranza che lo ricorderanno e non faranno più domande, ma con la certezza, allo stesso tempo, che non passeranno neanche 5 minuti che già ci sarà qualcuno a chiederti esattamente quella cosa che avevi detto convinto di aver messo parecchio enfasi! Sono ragazzi!

Padre Albano ci dedica qualche minuto per spiegare ai ragazzi un po’ sulla realtà di questa località, insistendo sull’importanza del percorso che stanno per iniziare, discorso che la sera riprenderà nella sua omelia… per pranzo ci hanno preparato delle farfalle al pomodoro, e un secondo che non abbiamo capito bene cosa fosse ma che si fa mangiare molto volentieri. Dopo aver mangiato arriva il collasso… quasi per tutti… tutte le ore non dormite la sera precedente arrivano di colpo. Almeno nel mio caso è così. Mi sono solo sdraiato sul mio letto e poi senza accorgermene mi sono svegliato verso le 15 già più carico per affrontare il pomeriggio.

Fa molto caldo, e il sole batte forte, fortissimo. Partiamo in vari mezzi messi a disposizione dall’associazione e dopo pochi minuti siamo in una delle baracche della città: Craica. Da un rumoroso gruppo di ragazzi italiani (e gli italiani hanno una fama mondiale nella rumorosità) piano piano si passa a un silenzioso gruppo di ragazzi che si lasciano stupire da quanto i loro occhi vedono. È vero che molti di loro una cosa così se la aspettavano, ma come tanti di loro hanno detto, un conto è sapere che esiste, un conto è immaginarlo, ma è tutta un altra cosa prendere atto della sua esistenza, di cogliere con tutti i propri sensi una tale situazione di povertà. E aggiungono… in Europa. 

Dopo aver attraversato la baracca, che si estende lungo una linea ferroviaria in disuso, si apre ai nostri occhi una verde spianata. Prima siamo solo noi, ma piano piano cominciano a uscire dalle loro case numerosi bambini dai 5 anni in su. Devo dire, senza per questo emettere un giudizio sulla loro bontà, che sono un po “violenti”, o rozzi, non so bene come dirlo… come se non sapessero come manifestare gioia o affetto, e che fossero solo abituati a ricevere gesti un po’ aggressivi… perché i bambini sono spugne, ed emulano ciò che vedono nei loro grandi, soprattutto i genitori. Non è un caso che la prima scuola di amore per un bambino sia la propria casa, imparano ad amare da come si amano prima di tutto i genitori! Ecco è come se a molti di questi bambini l’affetto mancasse, le carezze fossero qualcosa di lontano, e come se l’unico linguaggio con cui esprimere attenzione o riconoscenza fossero le manate o comunque movimenti più o meno violenti… ma è anche vero che passati pochi minuti, forse una decina, la maggior parte dei bambini si scioglie e i nostri ragazzi passano un momento spettacolare con loro. Ma il caldo batte forte, alcuni non si sentono benissimo, complice del caldo anche la stanchezza del viaggio, e decidiamo che per oggi può bastare. 

Tornati a casa inizia la sfilata per le docce, e dopo quasi 90’ possiamo dire che sono tutti, finalmente, puliti e profumati. Non vi voglio raccontare l’odore, anzi gli odori dello stanzone maschile… ogni angolo della stanza ha la sua particolarità, che è legata ai ragazzi che occupano quelli spazi. Ci riuniamo di nuovo tutti quanti, ma questa volta per fare un punto della giornata. Chiediamo ai ragazzi cosa si aspettino di quest’esperienza e come hanno vissuto questa prima giornata, cosa li ha colpiti: cinque di loro rispondono, e si può dire che tutti sperano di crescere, di conoscersi scoprendo aspetti che forse non hanno idea di avere, di approfondire la propria fede, di fare qualcosa che abbia senso, e avere una bella esperienza di gruppo costruendo nuove amicizie. 

In seguito li invitiamo a partecipare alla messa con padre Albano. Resto a bocca aperta quando una cinquantina di ragazzi decide di partecipare, chi per convinzione, chi  incuriosito dalla sfida di quanto la fede possa illuminare la propria vita e la propria identità, chi perché magari alla ricerca di risposte o solo di un momento per stare sereno. Padre Albano è un sacerdote molto particolare. È una persona molto concreta e crede fermamente che l’Incarnazione di Dio in Gesù Cristo non è un dato secondario della fede cristiana, ma il suo fondamento, la fede ha senso se nutre la nostra quotidianità, i nostri momenti di gioia e i nostri momenti di sofferenza, se nutre i modi come affrontiamo la vita e come integriamo i dolori, insomma la fede è viva se si fa vita. Padre Albano lancia una sfida, anzi invita a una scelta, se essere mosche o essere api. Si sa dove vanno a finire le mosche, e senza essere volgari possiamo dire che i loro habitat è la spazzatura. Le api invece cercano i fiori, e da essi si nutrono. Tutti noi abbiamo la scelta, tutti noi possiamo scegliere se abitare la spazzatura (immagine forte ma che rende molto l’idea) o di nutrirsi dai fiori, la bellezza e lo stupore. Non ci siamo messi d’accordo, e quindi resto soddisfatto da questa sintonia sull’invito ai ragazzi a vivere quest’esperienza come un momento di nutrimento per poter scegliere sempre di essere api. 

Padre Albano con i bambini.

Finita la messa mangiamo, e finito di mangiare festeggiamo Carlotta, che oggi compie 16 anni. Poi la sera va avanti tra gruppi che chiacchierano, altri che giocano a carte e un bel gruppone che gioca a pallavolo. Verso le 22:30 i primi ragazzi iniziano a riempire le stanze… speriamo non restino svegli ancora per molto…