Romania

Non smettere mai di cercare quell’Amore più grande

La mattina inizia meravigliosamente! Scopriamo il 4 ragazzo che si era portato il cellulare doppio! Non sappiamo se ridere o piangere! In ogni caso decidiamo che proprio questi ragazzi riceveranno il cellulare solo nel momento in cui l’aereo atterrerà a Bergamo, mentre il resto lo riceverà appena sarà sul pullman da Baia Mare a Cluj! È poco, ma almeno una piccola lezioncina di onestà e correttezza nel confronto del gruppo ci sarà o quanto meno lo spero (e so già che mi odieranno).

Dopo aver fatto la preghiera del mattino andiamo tutti al cantiere dietro casa nostra, quello che abbiamo spianato e dove abbiamo iniziato a fare le buche per le fondamenta della futura struttura che accoglierà dei bambini orfani. Lì dietro abbiamo fatto la foto di gruppo e poi siamo andati a fare colazione. Poi abbiamo dato ai ragazzi un’ora di tempo per sistemare la valigie e rintracciare tutti i documenti che serviranno per poter partire domani. Alle 10 facciamo gli ultimi due gruppi di riflessione e poi partiamo tutti insieme per centrale per benedire la recinzione appena fatta e tutto il locale appena verniciato e all’interno del quale i ragazzi hanno fatto dei disegni. Poi andiamo a un ristorante nel centro di Baia Mare, cotolette e patatine fritte in quantità industriali, qualche birra e delle creps pazzesche ripiene di nutella, o qualcosa che le somiglia. 

La maggior parte dei ragazzi desidera tornare a Craica per salutare un ultima volta i bambini, o ritrovare quelli che per una ragione o altra non erano presenti ieri. Si torna verso le 16 e i ragazzi approfittano per farsi la doccia e continuare con le valigie. Alle 17 ci riuniamo tutti sotto il nostro gazebo multifunzionale e leggo ai ragazzi una breve lettera di fine viaggio. Dopo averla letta ad ogni ragazzo viene assegnato un compito: ognuno dovrà scrivere una lettera a sé stesso, che sarà custodita da noi e che riceveranno in un momento particolare della loro vita o quando loro lo desidereranno. In seguito la lettera:

Cari ragazzi, siamo arrivati finalmente ai saluti, alla fine di questo viaggio, di quest’esperienza. Per qualcuno di voi c’è sicuramente un’esperienza di tristezza, e forse anche una certa paura di tornare alla vostra vita vera, quella dove siete stati messi da qualcuno e dove siete chiamati a fiorire, a dare frutto. Qualcuno di voi probabilmente si porta a casa tante cose belle, nuove consapevolezze, amicizie, pensieri e propositi. Qualcun altro forse se ne pente di non aver approfittato meglio determinate situazioni, occasioni di crescita che gli sono state presentate e donate, occasioni sprecate a causa della propria immaturità o atteggiamento infantile, o forse per semplice pigrizia o incredulità a che determinate cose possano essere utili. C’è chi di voi ha vissuto quest’esperienza al massimo, si è messo in gioco, si è tolto i ruoli o etichette, ha messo da parte i propri idoli; e c’è sicuramente qualcuno che non l’ha vissuto in modo autentico senza mai togliersi le maschere di addosso. Sia come sia andato, tutto serve, anche chi forse solo ora se ne accorge di aver sprecato due settimane. Chiunque può trovare un insegnamento in tutto questo, in quelli atteggiamenti o posizioni che, per esempio, li sono state di impedimento per mettersi in gioco e aprire il cuore. Tutto ti serve nella vita, anche e forse soprattutto le esperienze di fallimento, le sofferenze, l’importante è esserne cosciente, e prendendo consapevolezza dare un nome a tutto ciò che “accade” nel tuo cuore, nella tua interiorità. 

È da anni che a fine missioni scrivo una lettera, per la precisione dal 2012. Riconosco che molte volte forse ho esagerato un po nella lunghezza. Questa volta cercherò di essere breve, dando messaggi concisi che penso potranno esservi di aiuto nel futuro, non quello lontano, forse anche quello, ma soprattutto in quel futuro che inizia già domani, quando lascerete tutte queste scomodità, i vestiti sporchi, le docce non fate o quelle fredde, il cibo rumeno, e tornerete ad avere la vostra vita piena di comodità e cose belle, ma anche tante cose superflue e futili e che nel fondo forse neanche vi servono o che addirittura vi sono di intralcio… ma di questo dovete essere voi i primi giudici. Ricorda che a volte può capitare che le cose che possiedi ti possiedano. Che c’è nella mia vita che mi è di intralcio per essere autentico, per essere una persona serena e felice di sé, di essere la versione più bella di me? 

Sei unico, sei unica, e come te non c’è stato, non c’è e non ci sarà mai nessuno. Veramente nessuno. Il tempo che ti è stato donato, quel tempo che ci sarà, è prezioso perché anche tutto esso è unico. Non soltanto non lo potrai mai più riavere, ma la tua presenza che lo riempie non ci sarà mai più. Sei in questo mondo per essere fedele a te stesso, e per essere fedele a te stesso devi prima sapere chi sei, cosa frulla nel tuo cuore, fare i conti con i tuoi desideri, abbracciare la tua storia, devi saper dare un nome a tutto ciò che inonda il tuo essere. Solo la consapevolezza di tutte queste cose, piano piano, potranno essere il terreno sicuro per dare i passi della tua vita. Tradirai te stesso più volte, tradirai la tua bontà, il tuo desiderio di bellezza e la tua sete di verità più volte. È molto più facile nella vita venire a compromessi con il male, con ogni volta che ti lasci trascinare da ciò che di te è la parte più buia o meno amabile. Ma ogni caduta non è un problema, perché porta con sé un insegnamento, una maggiore consapevolezza, porta con sé la possibilità di rialzarti e la consapevolezza della tua fragilità e imperfezione. Ogni volta che ti allontani dai veri desideri del tuo cuore, tradisci te stesso, e tradisci la missione di amore per quale sei stato creato. In cristiano tutto questo si chiama “vocazione” e non ha niente a che fare con il farsi necessariamente “prete” o “suora” come nell’immaginario collettivo si pensa. La vocazione, in cristiano, è la chiamata che ognuno di voi ha e altro non è che la realizzazione di un piano di amore che è coerente con i tuoi desideri più profondi e belli e veri e buoni. Risponder alla propria vocazione, ovvero chiamata, altro non è che essere fedele a te stesso, e solo questa fedeltà è la via verso la pace nel cuore, verso la felicità autentica. Se non impari a essere fedele a te stesso, alla tua identità, non soltanto renderai quanti ti circondano infelici, ma sarai tu stesso infelice e frustrato.

Ogni aspetto della tua storia e della tua persona sono preziosi, sono veramente una meraviglia stupenda. Non ti soffermare a tutto ciò che in te non va, o pensi non vada, ne a tutto ciò che ti fa star male… la consapevolezza del male deve portarci a cambiare rota, a fare un cambiamento, non ad affondarci. Se ti senti di sprofondare, di pensare che non ha senso vivere o vivere così, di credere che tu non sei prezioso, non è quella la voce della verità, non è quella la voce che devi seguire. Ogni giorno abbiamo a che fare con quelle voci. Voci che vogliono che tu ti accontenti, che vorrebbero vederti sprofondare nella disperazione, nel senso di inadeguatezza. Sono voci che devi scacciare perché non dicono il vero. Il non riuscirci sempre e in ogni cosa, o a volte anche in tutte, non vuol dire che tu sei quelle cose, tu sei molto di più, ma davvero sei infinitamente molto di più di tutto l’insieme di cose che vanno e che non vanno nella tua vita. Ricorda sempre che ci sono persone che solo tu puoi amare, persone a cui solo tu potrai tendere una mano, persone che solo tu potrai consolare, lacrime che solo le tue mani potranno asciugare, gesti che solo tu potrai fare, parole di conforto che solo tu potrai pronunciare… insomma, così un’infinità di situazioni che senza di te non si possono fare… non si possono fare come tu, con la tua identità, sei chiamato a fare. 

Più volte in questo viaggio abbiamo parlato di Dio. Credo sempre di più che nessuna esperienza autenticamente umana possa prescindere dal domandarsi sulla trascendenza, ovvero sul senso delle cose, da dove viene la loro esistenza e dove sono dirette. Più concretamente ancora, in qualche modo, prima o poi, tutti ci chiediamo da dove veniamo e dove siamo diretti, cosa accadrà dopo la morte, cosa ci accadrà… in qualche modo facciamo i conti con l’eternità e con il nostro destino ultimo. Per chi di voi ha già deciso che la vita finirà con la propria morte, purtroppo non ho molto da dire… Per chi di voi, pur non avendo una certezza assoluta di una vita dopo la morte, nutre in sé la speranza di un qualcosa dopo che avremo lasciato la nostra parte corporea, forse c’è qualcosa con cui illuminare e nutrire tale speranza. Per fede crediamo che lì, dall’altra parte, c’è Qualcuno, un Padre Amorevole, il cui abbraccio è la casa che il nostro cuore da sempre desidera. È una Persona la cui natura è l’Amore, la sua essenza è l’amore, un amore infinito e perciò incondizionato. È la vera natura dell’Amore da cui ogni amore umano spera di nutrirsi: un Amore che abbraccia e si fa sacrificio, un Amore che non ti lascia mai, che abbraccia tutto ciò che in te ce di meno amabile, un Amore che ti ama per chi tu sei e non per tutto ciò che hai fatto, che fai o che farai. Un Amore che ti ritiene talmente prezioso che è capace di annientarsi per te. Non è solo una bella teoria o favola, è bello crederci, ma una teoria non basta per sostenere un’esistenza o per affrontare le prove della vita. È un rapporto, un incontro. L’amore non serve a nulla se raccontato, al massimo te lo puoi immaginare, lo puoi forse anche sognare o fantasticare. L’amore ha bisogno di rendersi concreto, e lo fa nei rapporti, nelle relazioni. Tutta la nostra vita è una ricerca di un amore più grande, solo che noi non lo sappiamo, o non le diamo quel nome. Prova per un tempo a scandire le tue giornate con queste domande: Come posso amare di più? Dov’è l’amore più grande che nel fondo io desidero? Te ne renderai piano piano conto che l’amore più grande ti verrà incontro, più lo cercherai e lo renderai concreto, più ti renderai conto di quanto hai prima bisogno di riceverlo, di saperti e sperimentarti amato. Qual’è l’Amore più grande che tanto cerchi, che desideri? Cercalo nelle cose vere, belle e buone, in quelle cose alle quali naturalmente il tuo cuore si sente attratto. 

I ragazzi si impegnano veramente tanto nello scrivere la lettera. Ci dedicano del tempo, e questo è molto piacevole e bello. Verso le 19, quando tutti hanno finito di scrivere, ci riuniamo ancora per la fine del talent show. Vincono Matilde e Lavinia che con le loro voci deliziano tutti e conquistano unanimemente il pubblico. Prima di andare a mangiare, però facciamo un ultimo esercizio: due giorni fa abbiamo assegnato, a caso, ad ogni ragazzo un altro membro del gruppo. Facciamo un cerchio e uno a uno si alza, dichiara il nome della persona che le è stata assegnata, e la bene-dice, cioè dice il bene di questa persona, qualcosa che osservandola, vivendoci, chiacchierando, in questi giorni lo ha colpito in qualche modo. È un bel esercizio, ci sono interventi molto belli e commoventi, altri un po meno, devo essere sincero, ma è in fin dei conti un bel esercizio da migliorare piano piano. Ceniamo, festeggiamo con una mega torta Nina, che fa 16 anni, e in questo momento siamo nella continua lotta per mandarli a letto… Domattina la sveglia è alle 6, il pullman ci porterà all’aeroporto di Baia Mare alle 7… un gruppo di noi accompagna i ragazzi e parte con loro in aereo, qualcuno rimane a Cluj per aspettare il gruppo romano, mentre alcuni di noi rimaniamo a Baia Mare per pulire, sistemare e preparare la casa, che lascio a voi e la vostra immaginazione pensare le condizioni in cui la stanno lasciando i ragazzi!