Romania

Desideri del cuore: bello, buono e vero

La sera di venerdì è finita con un quasi diluvio universale. A chi di noi ha il telefono, in giornata, ci era pure arrivata l’allerta meteo, e abbiamo poi saputo che l’aereo in cui arrivava Matilde (altro membro dello staff) aveva rischiato di atterrare in un altra città. Dormiamo un po coccolati dalla pioggia insomma. Stamattina la sveglia è come sempre, una cosa molto facile e direi spontanea, complice il caldo e la luce che entra tramite le finestre. È un gruppo particolarmente tranquillo, e almeno fino a questo momento, non ci sono quei personaggi, che non possono mai mancare nei gruppi umani, che si divertono a fare scherzetti la sera fino a tardi, o che hanno un bisogno disperato di essere gli ultimi ad andare a dormire perché hanno “paura” di perdersi qualcosa. Ne ho conosciuto tanti in questi anni. Può anche rimanere una sola persona sveglia, e questi personaggi pur di non perdersi nulla di nulla, possono aspettare anche delle ore nell’attesa di vivere qualcosa da raccontare il giorno dopo e che gli altri non avranno vissuto in prima persona. 

La preghiera ha inizio prima dell’orario pre fissato, e quindi, come gli altri giorni, anche la prima colazione. Verso le 8:15 affrontiamo la seconda “conferenza” del viaggio. Il tema è, più o meno, “la ricerca del bello, del vero e del buono come i desideri centrali del cuore umano”. Partiamo ricordando un po quanto detto due giorni fa: per sapere cosa fare nella vita o meglio ancora, fare della nostra vita, dobbiamo prima conoscerci, sapere chi siamo. Ma la domanda sul chi ognuno di noi è non é qualcosa che si risolve in poche battute, credo convinto che si tratti di una ricerca di tutta la vita, una ricerca dinamica, che si nutre della propria storia e delle esperienze che la vita ha in serbo per ognuno. Allo stesso tempo però possiamo partire da qualche base comune a tutti noi umani. Così come c’è una nostra corporeità e che come tale ha bisogno di nutrirsi e di cui ci dobbiamo prendere cura, esiste anche un’interiorità che abbraccia una notevole varietà di movimenti, appunto interiori, che vanno dai pensieri alle emozioni e sentimenti, le nostre passioni ma anche i nostri sogni e desideri con le sue delusioni, conquiste e sconfitte, e via dicendo. 

Sempre in questo ambito dell’interiorità c’è un nucleo che sta al centro della propria vita interiore e che ha a che fare con la spiritualità e quel principio di eternità che ci abita. Anche questa dimensione interiore ha bisogno di nutrirsi e ce ne dobbiamo prenderne cura. Sono le “cose” belle, buone e vere quelle che le nutrono: esperienze di carità, subite e fate, contatto con ciò che è bello anche a livello artistico, la contemplazione della natura e la possibilità di rimanere stupiti davanti ad essa, ma anche i nostri rapporti, le nostre relazioni, i discorsi che facciamo e via dicendo. Non si tratta di una lezione ma di un mare di idee più o meno ordinate per dare ai ragazzi vari spunti di riflessione, e permettere che ognuno colga quello che ha più a che fare con la propria persona. Non esiste un unico mezzo di nutrimento interiore, nel senso che ognuno ha un suo originale modo di nutrirsi interiormente, chi con l’arte, chi con la contemplazione, chi con diverse attività, insomma, tanti modi quante persone esistono. 

Costruiamo la nostra vita su due assi, quello della ricerca del senso, del perché siamo qui, e quello della comunione, dei rapporti che intessiamo nella nostra vita. La mancanza di senso e di comunione porta a due “malattie” moderne: nel primo caso si tratta della noia, nel secondo della solitudine. Noia e solitudine stanno poi alla base di una vita triste, senza orizzonte, senza desideri. Nessuno può crescere veramente senza un orizzonte di vita, come nessuno può crescere bene senza i rapporti umani. Ovviamente non basta avere un senso o dei rapporti, essi devono essere sani, e sono sani quando belli, buoni e veri. Finita la “conferenza” i ragazzi prendono i loro libretti di riflessione personale e approfondiscono la terza meditazione: Non sapevo che ci fossi! Le sorprese di un cuore in disordine. In effetti, verso la fine dell’incontro si parla un po dei “contenuti” del cuore, e di esso come il centro gravitazionale del nostro essere. 

I ragazzi partono al lavoro divisi in tre gruppi. Il campo dietro il nostro dormitorio piano piano prende forma, e da essere un terreno inabitabile verso la fine della prima settimana di missioni ha un volto diverso, piatto, direi pronto per iniziare a scavare le fondamenta della futura struttura. Il bello è che i ragazzi non soltanto lavorano sodo e duro, ma che si divertono pure, e fanno tanta amicizia. Loro non sono solo alla ricerca di fare del volontariato, sono alla ricerca di sapere chi sono e trovare la felicità, e queste due affermazioni, per quanto insolite possano sembrare, sono uscite proprio oggi a messa, durante la “preghiera dei fedeli” ovvero quel momento durante la messa in cui si fanno richieste a Dio.

Celebriamo la messa della domenica, in modo di avere tutta la giornata di domani libera per la nostra gita nelle Mara Mures. Finita la messa, in cui la partecipazione dei ragazzi è più alta degli altri giorni, mangiamo insieme un barbecue preparato da dei volontari rumeni e in seguito vediamo la partita dell’Europeo di calcio. Aneddoto della giornata è che nel nostro gruppo c’è un italo austriaco che si sente totalmente austriaco e molto poco italiano… minuti prima della partita mi chiede il cellulare per “dire a mia mamma che la amo un’ultima volta nella mia vita”… infatti è molto consapevole che se questa sera dovrebbe andare male per l’Italia, rischia il linciaggio comunitario!