Romania

Dove è la mia casa?

La notte precedente è finita con una sorta di concerto a carico di Diana, Camilla e Matilde. Cantiamo tutti, in italiano, in inglese, ridiamo, passiamo un bel momento, e piano piano andiamo a dormire. 

La sveglia è come tutti gli altri giorni qualcosa di automatico, sarà il caldo, sarà la luce che piano piano entra tramite le finestre, ma non mi era mai capitato un gruppo nel quale la sveglia non fosse assolutamente un problema, anzi. Iniziamo con la solita routine: preghiera del mattino e colazione. Abbiamo trovato la crema al pan di stelle nel fondo della dispensa di padre Albano, cinque o sei barattolini che sono chiaramente finiti in questione di secondi. Finita la colazione ai ragazzi viene consegnato il compito della quarta meditazione che si intitola Via da… I movimenti del cuore nel tempo della delusione. A questo punto del viaggio alcuni ragazzi cominciano a fare un po di fatica con le riflessioni: ci sono quei ragazzi che leggono tutto, si sforzano nel capire, e fanno di tutto per rispondere bene alle domande. Ci sono poi quei ragazzi che leggono anche se a fatica, ma quando arrivano le domande non hanno le forze di cercare di risponderle. Poi c’è chi fa la finta di leggere ma poi quasi che si addormenta. Bisogna lasciarli crescere nella libertà, e una vera libertà suppone darli le ragioni e le possibilità di conoscere bene cosa stanno scegliendo o a cosa stanno eventualmente rinunciando. Per quello puntualmente ogni giorno prima di ogni riflessione personale insisto nel ricordare ai ragazzi che le riflessioni sono un dono per loro, che a me, noi, non “danno” niente, e che nella misura in cui approfittano l’occasione di stare “da soli” e meditare su quelle cose per le quali non hanno mai tempo, si fanno il regalo più grande di questo viaggio. 

Alle 9, puntuali come mai in tutto il viaggio, 30 ragazzi sono a lavoro dietro casa per quello che sarà il dormitorio dei bambini. 15 ragazzi vanno in “centrale” per finire di fare il cemento per la recinzione e continuare a verniciare l’intera struttura. 5 ragazzi restano a casa per aiutare in cucina, ma fondamentalmente danno una mano mettendo in ordine casa e facendo le pulizie. La capacità di sporcare e non farsene un problema da parte dei ragazzi è veramente disarmante. Abbiamo provato più volte a far capire ai ragazzi che per quanto spartano il posto nel quale stiamo, per ora è casa nostra, e che ordine e pulizia fanno un differenza stratosferica… ma con poco successo se devo essere sincero. 10 ragazzi invece vanno a Craica per iniziare a smontare i tetti e portare i materiali per poterli rifare. 

Si lavora per 4 ore di fila e verso le 13:30 mangiamo una pasta al pomodoro con il tonno. Bisogna dire, forse già mi sono lamentato prima, che qua in Romania, o quanto meno a Baia Mare, non sono molto creativi con i pasti. I ragazzi prendono in mano la situazione, o meglio alcuni di loro lo fanno, mettono da parte un po di pasta, aprono altre lattine di tonno, prendono un po di scorza di limone, e fanno una spettacolare pasta al tonno in bianco che viene gradita da tutti quanti. 

La stanchezza si sta sentendo sempre di più, e insistiamo ai ragazzi di doversi riposare per più tempo. Alcuni colgono al balzo questo invito e fanno una lunga siesta di un’oretta, che tanto in questo orario post pranzo lavorare sotto il sole può essere solo controproducente. Tra chi coglie al balzo questo invito c’è anche il sottoscritto! Alle 15 è il turno dei gruppi di riflessione 5 e 6! E in seguito continuano i lavori. A differenza degli altri giorni un gruppo di ragazzi realizza un’attività molto più sistematica con i bambini di Craica. Con l’aiuto di una suora della zona i nostri ragazzi aiutano ai bambini piccoli a colorare, giocare, anche un po studiare. Tornano tutti verso le 18:30, e trovano una felice sorpresa: Nina e Mati hanno apparecchiato un tavolo nel cortile con la merenda per tutti. Alle 19:45 partecipiamo a messa e alle 20:30 ceniamo fagioli con carne! Dopo l’ennesimo tentativo di avere un menu più estivo, e dinanzi alla testardaggine dei nostri amici rumeni, decido che sarò io stesso a fare la spesa e il cuore per il secondo gruppo. Essendo un gruppo meno numeroso sarà più semplice, o almeno spero!

Dopo mangiato facciamo il secondo giro dei gruppi 1 e 2, e finiamo molto tardi. Una delle cose che mi porto di questa giornata, sono le vari frasi che ho sentito proprio oggi a diversi ragazzi e ragazze: “Qua sto bene perché mi sento al sicuro”; “Qua non devo raccontare una maschera, posso essere me stessa”; “Qua siamo tutti uguali, non devo fare finta di niente”; “A casa mi sento oppressa, vorrei che quest’esperienza non finisca mai”; “Ho conosciuto veramente gente che prima vedevo in un modo e me ne sono accorto che forse anche loro recitavano una maschera”; “A volte non vorrei tornare, qua mi sembra di stare seguendo la mia felicità, mentre a casa tutto il tempo mi sembra di dover rinunciare ad essa per accontentare le aspettative degli altri”; “Qua mi sento leggera e libera”.