Romania

Fondamenta salde e profonde

La giornata inizia, come le due precedenti, prima del previsto. I ragazzi, nonostante le volute poche ore di sonno, continuano ad alzarsi in fretta e sono sempre pronti prima del previsto. Così anticipiamo la preghiera del mattino e di conseguenza la prima colazione, e qualche minuto dopo, lasciando spazio affinché i ragazzi mettano a posto cucina e sala pranzo e si preparino per i lavori, facciamo un ormai abitudinario briefing. Abbiamo novità da parte di padre Albano, che è il sacerdote somasco che ci ospita. Lui è un uomo molto concreto e manuale, e lavora tutto il giorno, non solo accogliendo e ascoltando, ma facendo proprio lavori manuali che non può permettersi di pagare un altro affinché li faccia. Quindi a fine giornata è stravolta, durante il giorno si dona veramente tutto. Purtroppo i ragazzi anche dopo le 23 fanno rumore, ridono, è vero, sono ragazzi, ma siamo in una struttura e dobbiamo quindi rispettare certe regole. Ecco che chiediamo a tutti di rispettare chi già alle 23 giustamente dorme e di farlo anche loro… speriamo sia servito a qualcosa…

I ragazzi partono nei soliti tre gruppi e come le giornate precedenti si danno veramente da fare e tanto. Questo glielo riconosciamo speso. Il lavoro di questa settimana è particolarmente pesante e, aggiungerei, ingrato. Il caldo è massacrante come i giorni precedenti, bastano pochi minuti con le palle, i picconi e chi più ne ha più ne metta, per essere bagnati di sudore. A questo si aggiunge l’ingratitudine di un lavoro che sembra non avere un fine e una fine. Il primo perché obiettivamente i ragazzi non vedranno mai il risultato dei loro sforzi. Però questo, per quanto ingrato sia, è anche molto pedagogico, come penso di aver già scritto da qualche parte. La rinuncia ai frutti, che è tra l’altro una sorta di disciplina spirituale tra chi sceglie la vita religiosa ma che vale per ogni cristiano a mio modo di vedere, che consiste in una disposizione interiore per cui la persona si dispone a seminare ovunque essa si trovi, attenta ai segni che la realtà ogni momento ci dona, senza misura, senza fermarsi, donandosi al mille per mille, e allo stesso tempo interiormente rinuncia all’appropriazione dei frutti, e di conseguenza a vederli, gestirli o usarli. È, secondo me, una modalità della libertà umana che difficilmente si capisce in un contesto nel quale tutto deve avere un’utilità e soprattutto deve avere un ritorno. Ecco però si perde di vista che il vero ritorno delle nostre azioni, soprattutto quelle buone e belle, quelle caritatevoli, sono l’azione stessa e non soltanto o esclusivamente i frutti, poiché essi non dipendono unicamente di noi ne del nostro sforzo. 

Questo ovviamente non significa prescindere dallo spiegare e dare ragione sul senso di ciò che stiamo facendo. Solo che la non immediatezza di questo operato è difficile da accettare, soprattutto per una generazione che vuole sempre vedere e toccare e lo vuole fare tutto subito. L’altro fine a cui mi riferisco e quello di quel pezzo di lavoro che stanno facendo. Sembra che ogni picconata e ogni palata non portino con sé grandi progressi. Si tratta di un lavoro che in condizioni normali dovrebbe fare una ruspa piccolina, o in 5 veri operai farebbero in una giornata di lavoro. Ma è anche vero che piano piano gli scavi prendono forma, ma rimangono l’attività più temuta da tutto il gruppo. 

Dopo mangiato i ragazzi hanno il solito tempo di riposo/socializzazione per poi riprendere le attività alle 15. I ragazzi fanno la seconda riflessione personale e devo anche qua riconoscere che, almeno dall’esterno, se la prendono molto seriamente. Ognuno si ritaglia uno spazio, cosa molto più fattibile ora che sono un gruppo più piccolo. Alle 16 si riparte verso Craica alcuni e a continuare con gli scavi altri. La dinamica del giorno precedente si replica, i ragazzi danno tutti il tutto, si danno tutti, e tornano a casa esausti. Decidono stasera di mangiare una pasta al ragù, che devo dire, forse sarà la lontananza dall’Italia da ormai quasi tre settimane, ma era spettacolare. E questo nonostante i ragazzi mentre la cucinavano non facevano altro che lamentarsi degli ingrediente e della poca carne… Durante la messa padre Albano ci insiste sull’importanza di sapere dare una gerarchia a ciò che nutre la nostra vita, per non ritrovarci, strada facendo, spezzati, e in alcuni casi “senza possibilità di uscita”. Si tratta di un discorso più lungo e articolato che i ragazzi colgono e fanno proprio. Dopo la messa ceniamo, e io mi ritiro per finire di scrivere queste righe, poiché sono raffreddato e domani, che devo fare la prima conferenza del viaggio, vorrei stare bene per poter dare il meglio di me…