Romania

Una lunga giornata “zero”

Il viaggio inizia molto presto. Ci siamo dati appuntamento poco fuori Milano alle 7:15 del mattino. C’è chi “peggio” di uno svizzero è arrivato verso le 6:45, e non manca neanche chi, perdendosi, arriva qualche minuto dopo l’orario in cui avremo voluto partire, le 7:30, per poter finalmente farlo alle 7:40. Per alcuni in realtà il viaggio è iniziato la giornata precedente. I ragazzi sono 60 ma non tutti vengono da Milano. Quindi fiorentini(6), torinesi(4), romani(6), senesi(1), pratesi(1) e napoletani(2) e tre “italiani” (le virgolette sono dovute al fatto che non rispondono molto convinti alla domanda se sono italiani o meno!) provenienti da Vienna, Parigi e Londra, hanno lasciato le loro città un giorno prima. A loro si aggiungono 2 veronesi che “raccogliamo” per strada (cioè in un autogrill vicino a Verona) e, infine, i 35 milanesi.

Carichiamo tre grossi pullman, rigorosamente riempiti a metà della loro capienza vista la legislazione in corso anti Covid. Le nostre cose non si riducono a ciò che appartiene ad ogni ragazzo, ma ci sono tante altre scatole e valigie piene di regali per le persone che stiamo andando ad incontrare.

È la prima volta che capitano, nello stesso viaggio, 4 coppie di fratelli, e tra di essi due coppie di gemelli. Ed è anche la prima volta che il gruppo è così varieggiato per quanto riguarda la città di origine. I ragazzi hanno dai 15 ai 17 anni, anche se in realtà il più piccolo ne ha 14. Quando li viene chiesta l’età risalta il fatto di fare 15 il 7 luglio! Il più grande, l’unico ragazzo ad avere fatto precedentemente un viaggio di Missioni, farà 18 anni ad ottobre. Tutte le età ci danno una media di 15,9 anni, e parlo ovviamente solo dei ragazzi altrimenti la mia età condizionerebbe fortemente la media aritmetica! La proporzione maschi/femmine è abbastanza omogenea essendoci comunque una maggioranza femminile: 33 ragazze e 27 ragazzi. Nello staff invece siamo una leggera maggioranza maschile: 5 uomini e 4 donne.

I nostri autisti, due a pullman, quindi 6, sono tutti veneti. Sono molto alla mano, simpatici, e chiacchieroni. Alternano la guida ogni 3 ore e hanno pianificato millimetricamente il viaggio, quante soste fare, di quanto tempo, distinzione tra sosta merenda e sosta bagno, e tutto ciò che si può immaginare. Però la realtà è sempre la realtà, e non guarda in faccia nessuno, cioè è sempre lì pronta a stravolgere i piani umani. Per quanti ne facciamo, c’è sempre la possibilità che qualcosa salti. Sta a noi decidere cosa fare quando questo accade, se lamentarsi, o cogliere l’occasione per “crescere”. E i piani saltano più o meno presto, verso mezzogiorno e qualcosa, quando l’autogrill dove avremo dovuto fare tappa per mangiare è chiuso per lavori sull’autostrada! Questo ritardo non viene percepito dai ragazzi, non hanno fame, e a dire il vero, i paesaggi sono pazzeschi. I piani continuano a saltare però quando arrivati in Ungheria, ci viene detto che proprio quella dogana è chiusa al transito, e cosi iniziamo la ricerca, più o meno perché in realtà la polizia ci da una mappa con le dogane che possiamo transitare liberamente, di un altro ingresso verso l’Ungheria. Questa deviazione non ha significato grandi cambiamenti negli orari, o almeno così dice google maps. Verso quasi le otto di sera i ragazzi sono ancora positivi, o almeno nel mio pullman è così!

Ieri, domenica, sono partiti in aereo da Roma tre membri dello staff: Emanuele che è il nostro cameraman e video maker, Filippo e Pietro, entrambi responsabili dei vari progetti che ci aspettano in queste non solo due prime settimane, ma in tutte le cinque settimane che saranno coperte da più di 100 ragazzi divisi in 3 gruppi (60 in questo primo, 24 nel secondo e, infine, 18 nel terzo). Li avrei, a Filippo e Pietro, volentieri chiamati eroi visto che sono passati la giornata a sistemare tutto per il nostro arrivo. Ma con il passo delle ore credo che i veri eroi siamo noi nei pullman. A Baia Mare è tutto pronto per il nostro arrivo, sarà un soggiorno spartano, ma dove ce gioia e carità, anche il posto più spoglio di ogni cosa materiali può diventare un paradiso in terra: Due cuore e una capanna recita un “detto” italiano, o almeno credo, e forse non c’entra molto, ma era solo per dire che se due cuori e una capanna c’è la possono fare, 69 cuori possono fare miracoli!

Alla fine abbiamo attraversato l’Ungheria dalla sua parte più stretta, e probabilmente arriveremo a Baia Mare verso le 3 del mattino, o forse le 4. Ai ragazzi non preoccupa più di tanto l’orario di arrivo, preoccupa di più l’orario della sveglia! In condizioni normali sarebbe alle 7, ma ho detto loro che magari li lascio dormire fino alle 7:10! A parte gli scherzi probabilmente la sveglia slitterà fino alle 10, e dedicheremo la mattinata a un ripasso delle “regole del gioco”, il senso del viaggio, il senso e l’importanza non solo dei progetti ma anche della nostra presenza qua, e una presentazione della situazione di povertà della località che visitiamo fatta da Padre Albano, il sacerdote della comunità dei Somaschi che ci accoglie.

Sosta prima di essere respinti nella dogana ungherese!

Durante il viaggio ho potuto leggere tanto. Ho tra le mani un libro su san Giuseppe scritto da un sacerdote romano a me molto caro, don Fabio Rosini. “Accogliere, custodire e nutrire” è il sottotitolo del libro, e ho trovato dei passi bellissimi che penso non siano casuali se mi sono capitati proprio in questo viaggio. Che cosa offrire a questi ragazzi? Ancora non so bene perché sono qua? Quanti sono venuti convintissimi o cosa si aspettano? o quanti di essi siano coscienti del senso che può avere quest’esperienza per la loro vita? Spero di cuore, che in qualche misterioso modo, e nonostante e grazie alle fragilità, inconsistenze, e incoerenze di noi che organizziamo, ma anche grazie a ciò che di poco o tanto bello, vero e buono, che vogliamo testimoniare, quest’esperienza sia per i ragazzi un brevissimo percorso in cui possa venir fuori il loro mistero, la loro unicità e originalità lontani da ogni modello che questa società impone, e possa così sbocciare la loro bellezza, che si fonda nella fedeltà a sé stessi e a quella chiamata all’esistenza da parte di un Amore più grande.

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