Romania

“Hai fatto di me una meraviglia stupenda”

Ieri i ragazzi sono stati svegli fino a più tardi del solito, niente di troppo, solo più degli altri giorni. Dopo aver mangiato non sappiamo bene come hanno tirato fuori delle forse per poter “fare festa”… sono ragazzi, lo fanno in modo bello, e ci sta. Stamattina, come quella di ieri, la sveglia è molto più semplice di quanto ci aspettassimo, soprattutto se paragoniamo alle altre esperienza che abbiamo fatto nel passato. Preghiamo prima dell’orario prefissato, e di conseguenza mangiamo anche prima. Forse, anche se fanno fatica e lavorano tanto, il fattore caldo che tante volte ci obbliga a fare pause, non è un vero fattore di fatica, e quindi i ragazzi sono sempre freschi, soprattutto quando arriva la notte e il caldo non è una cosa di cui preoccuparsi. 

Già da ieri, noi dello staff, abbiamo visto l’esigenza di cambiare i ritmi del lavoro. Come scrivevo qualche giorno fa, essendo la prima esperienza in Romania, ci toccava un po capire i ritmi dei padri somaschi (e con padri somaschi mi riferisco unicamente a Padre Albano, l’unico “superstiti” della comunità a causa delle toste condizioni di vita) e ritmi di un popolo diverso e quindi di una cultura diversa. Senza per forza fare fastidiose generalizzazioni, i tempi sono più ritmici, non sono frenetici, e questo si scontra contro la mia e nostra voglia di essere efficienti su tutto. C’è molta disorganizzazione tra padre Albano e i suoi collaboratori, che sono in fin dei conti i “tecnici” dei lavori che siamo venuti a fare. Questo, almeno a me personalmente, mi fa un po impazzire, impazzire nel senso negativo! Ma devo riconoscere che un po di “inefficientismo” fa bene anche a me. L’importante è che i ragazzi lavorano, faticano tanto, ma soprattutto che hanno un atteggiamento lodevole ed entusiasta. 

Quindi stamattina abbiamo diviso il gruppo in tre: un gruppo che va in centrale a continuare a fare la recinzione, il cemento, e verniciare la struttura; un secondo gruppo che va a Craia per continuare a sistemare le strade con la ghiaia; e infine un terzo gruppo che, dietro alla struttura dove dormiamo, ha iniziato a preparare il terreno del posto dove verrà costruito un dormitorio che accoglierà 12 bambini orfani. È un lavoro un po “infame”, nel senso che una montagna di cose da buttare, che è pesante, e che i ragazzi non verranno la fine dei lavori. E per questi motivi è anche un lavoro molto pedagogico, poiché insegna a rinunciare all’immediatezza dei frutti e a capire che le grandi cose si costruiscono nei dettagli a volte impercettibili e tante volte invisibili. Nessuno vede le fondamenta di una casa, ne quanto si è dovuto scavare per dare piedi alla struttura, tutti vedono la casa, ma essa si sostiene dalle fondamenta… un po come le nostre vite, o come i fiori, che possono fiorire e reggere a seconda della terra in cui affondano le radici, le radici stesse, ma anche le condizioni nelle quali crescono. 

Finita la prima colazione raduniamo i ragazzi per anticipare la seconda riflessione personale, che si intitola Le campane di vetro sono finite. Come educare all’inevitabilità della sofferenza. Ieri avevamo finito la giornata, cioè ci ho provato, ricordando l’antifona del salmo letto nella messa: “Hai fatto di me una meraviglia stupenda”. Ognuno dei ragazzi lo è, non in modo omologato ma ognuno in modo unico e irripetibile. Quindi invitiamo i ragazzi a prendere atto di questo, di essere veramente una meraviglia stupenda, e che una tale ottica li porti piano piano a cogliere la meraviglia stupenda che sono anche gli altri, a cominciare da chi fa parte di questo gruppo e non rimanere nella superficie o le maschere che tutti ci mettiamo addosso, il più delle volte per difenderci, per insicuri e la paura di non piacere. Come ieri i ragazzi prendono possesso di un loro spazio per poter affrontare la riflessione e le domande. 

Verso le 9 andiamo a lavorare. Come avevo scritto prima, il lavoro è veramente pesante oggi, soprattutto per chi rimane a lavorare sul terreno per il futuro dormitorio. A fine mattinata sono tutti, felicemente, distrutti. La cosa più bella però è che nella tradizione rumena a quanto pare non esistono i pasti freddi, tipo una bella insalata di riso, o una semplice pasta fredda, poi se vogliamo essere più sofisticati un’insalata di farro… no qua sembra che queste cose non esistano proprio… e quindi… oggi ci preparano un bel piatto di bollente polenta con uno spezzatino di maiale, anche esso fortemente bollente per non farci mancare nulla in una giornata in cui la temperatura registrata è di 36 gradi! Nonostante quanto sia  bollente il cibo, le due immense pentole di spezzatino e polenta vengono divorate dai ragazzi. Fino alle tre buona parte dei ragazzi riposa, gioca a carte o semplicemente chiacchiera. Alle tre però una ventina di ragazzi e ragazze sono chiamati per fare i primi gruppi di riflessione del viaggio. È il turno del gruppo 1, di 11 ragazze, e il gruppo 2, di 9 ragazzi. Il gruppo di riflessione è un momento di confronto, di ascolto l’uno dell’altro, di cercare di condividere come sta andando l’esperienza in un ambiente di amicizia e rispetto. Il gruppo dei maschi, diretto da me, dura poco meno di 60 minuti, si sa, senza generalizzare, che noi maschi parliamo poco, e facciamo fatica, poca di più almeno, ad aprirci e parlare di noi stessi. Quello delle ragazze invece, diretto da Marta, dura poco più di 90’, si sa infatti, senza generalizzare, che le ragazze hanno bisogno di esprimersi di più e hanno una certa facilità per aprire il cuore. 

Ci dividiamo in due gruppi di lavoro: uno continua dietro casa in ciò che sarà il futuro dormitorio, mentre l’altro gruppo va a Craia a continuare con il lavoro per le strade e con i bambini. I ragazzi lavorano fino alle 18:30 e tornano esausti, però già sappiamo che le forze torneranno post dinner, quando festeggeremo Ludovica che oggi fa 16 anni! Dopo essersi lavati e una breve condivisione di gruppo, andiamo a messa.

Mangiamo una pasta al ragù stile rumeno! E a pasta finita esce una torta gigantesca per festeggiare Ludovica. La sera va avanti tra giochi, chiacchiere e chi vede l’Europeo di calcio.