Romania

Nella nostra vulnerabilità siamo più forti

Nonostante la giornata precedente sia stata piena di attività, e nonostante siamo tornati a casa molto tardi, i ragazzi vanno avanti fino alle 3 ancora una volta. E la sveglia è sempre più tosta… Oggi iniziamo la preghiera del mattino parecchio tardi, cioè verso le 7:45, niente di drammatico, ma è un trend che si verifica con ogni gruppo. Poi c’è da ricordare che nonostante questo gruppo stia lavorando più ore al giorno, e di conseguenza riposando meno durante il giorno, il richiamo del letto la notte non è così da forte da farli saltare i momenti passati insieme, appunto come gruppo, stringendo i loro legami anche tramite attività più banali ma non per quello meno importanti. 

Finita la colazione e la corrispondente messa a posto della sala pranzo e la cucina ci dividiamo in tre gruppi: Un gruppo va in centrale e a sua volta è diviso in due, uno farà il cemento per ricoprire una piattaforma eterogenea all’interno del centro, mentre l’altro vernicia e dipinge i vari muri interni. Un secondo gruppo va a Coupron, che è un insieme di palazzine occupate da famiglie molto bisognose, dove al degrado proprio della povertà materiale si aggiunge, purtroppo, la miseria umana sotto forma di povertà morale: bambini abbandonati a sé stessi, che non solo non sanno leggere o scrivere ma che non sanno neanche colorare all’interno delle linee di un disegno. tutto in scarsa igiene, e il tutto in un contesto che trasmette tutto tranne che pace e dove molti adolescenti girano come zombie a causa dell’inalazione della colla. Il gruppo che va è costituito solo da ragazzi, preferiamo, come altre volte, non esporre le ragazze al culturale non rispetto nei loro confronti da parte degli uomini di Coupron. Un terzo e piccolo gruppo rimane a disposizione di Iosif, un religioso somasco che accompagna padre Albano nella sua missione qua in Romania. Il tempo si mantiene clemente, non fa caldissimo, il sole è la maggior parte del tempo nascosto, e quindi si riesce a lavorare molto bene. 

Alle 13 e qualcosa pranziamo un tipico piatto rumeno che è di gradimento di alcuni e di non gradimento della maggior parte. Alle 15, dopo mangiati e dopo aver pulito tutto, ci dividiamo in due gruppi: uno che dietro casa continua con le fondamenta, e uno che va in centrale. Alle 16 il gruppo rimasto a casa parte verso Craica, per le attività con i bambini. Craica è, diciamo, divisa in due zone, una che è più accessibile, e che è più ampia, e quindi vengono tantissimi bambini ma si può fare solo giochi, e un altra, all’altro estremo ma molto più piccola e con una sorta d’aula dove si può fare un po di alfabetizzazione. Ecco oggi siamo andati alla prima parte, quella più ampia e quindi per quasi due ore intere giochiamo con i bambini. I primi 30’ sono organizzati, ci sono delle canzoni tipiche e poi ci mettiamo tutti in cerchio per fare le varie mosse. Invece superata la soglia dei 30’ bisogna essere molto creativi, con tutti questi bambini che ci assalgono e che non tutti sono necessariamente educati o attenti, anzi. Inizia una lotta quindi tra chi vuole veramente giocare, essere portato sulle spalle o semplicemente abbracciarti, e chi, “vittima” del proprio sistema o cultura non sa che rapportarsi picchiando o comunque dando fastidio. Sono due ore molto faticose, a volte anche più di picconare tutta la mattina. 

Torniamo a casa verso le 18 e sono i maschi i primi ad andare sotto la doccia. Alle 19:30 ci riuniamo per fare la riflessione di gruppo. Forse l’ho già detto altre volte ma noi maschi abbiamo una particolare difficoltà o blocca ad aprirci, a mostrarci vulnerabili. Le motivazioni dietro questo blocco sono tantissime e varieggiate quanto sono le diverse personalità ma soprattutto storie. Nel mostrarsi vulnerabili però i ragazzi aprono un mondo, di paure, di insicurezze, di desideri nascosti o coperti, e questo genera una piacevole e solida solidarietà. È bello vederli fragili, perché è bello vedere che così sono più forti, e non stanno mai soli. 

Finita la riunione ci aspetta una carbonara. Ci siamo fatti portare guanciale e pecorino romano dall’Italia, e i 4kg di carbonara finiscono in una sola servita, o mossa. La sera va avanti tra chiacchiera, tra chi pulisce a malincuore in cucina i piatti pieni di carbocrema, e chi gioca piacevolmente a carte.