Romania

Si parte in quinta, anzi in sesta!

Il resto del secondo gruppo, ovvero i milanesi, arrivano verso le 23. Prima di essere sistemati nelle loro stanze ci sediamo tutti insieme intorno a una lunga tavolata. Infatti, il fatto di essere solo in 25, 32 contando noi dello staff, permette avere una dinamica allo stesso tempo simile ma diversa. Ci sono molte più “cose” che si possono fare come famiglia, ci sono meno possibilità di “nascondersi” e non mettersi in gioco, sia nei dialoghi sia nel lavoro. Dicevo, ci mettiamo intorno a un lungo tavolo per presentarci, per spiegare brevemente la dinamica dei prossimi giorni, la divisione in tre gruppi di lavoro (A, B e C) e come essi si alterneranno tra le varie possibilità di volontariato che occuperanno le nostre giornate in queste due settimane. Comunichiamo loro anche i vari mini gruppi di cucina e servizio, squadre da tre o quattro ragazzi che dovranno cucinare ed apparecchiare almeno due intere giornate per i prossimi due giorni. Spieghiamo loro anche il senso di quest’esperienza, il motivo delle conferenze, le riflessioni personali, i dialoghi di gruppo e le ragioni per cui esiste un regolamento. Insistiamo molto con loro sul fatto che l’esperienza è per loro, che il 98% di essa dipende solo e unicamente dalla loro disposizione interiore e di quanto impegno ci metteranno. La cornice, ovvero lo spazio, l’esperienza, la mancanza di distrazioni o “salvagenti” sono garantiti, almeno per quanto ci è possibile. 

Risaltiamo anche l’importanza degli spazi di preghiera, spazi che nutrono la dimensione più intima della persona, quella spirituale e che agiscono nel silenzio. Questi ultimi sono concetti difficili da cogliere per i ragazzi, poco abituati al silenzio e all’ascolto. Chiaramente quest’esperienza non può che essere un inizio, un primo gustare (sempre se c’è disposizione del cuore) della dimensione più affamata dell’essere umano, ma forse quella meno nutrita nei nostri giorni. Sempre per mettere in chiaro le regole del gioco, insisto sull’importanza dell’ordine, la pulizia, e quindi il rispetto di sé e del gruppo, dell’onestà e quindi di non andare inutilmente contro il regolamento, e l’importanza della trasparenza e la fiducia. Insisto sull’uso del cellulare, e do la possibilità a chiunque abbia fatto finta di consegnare un cellulare e tenuto un altro di nascosto di consegnare anche esso. Non ero sicuro di insistere su questo ma quando ho visto, tra i cellulari appena raccolti, un iphone 4, ho capito che forse era il caso… e in effetti, finita la riunione due dei ragazzi danno il cellulare numero 2.

I ragazzi sono carichi, forse troppo per la prima notte. Ora siamo molto più comodi e noi dello staff non stiamo più in mezzo ai ragazzi per quanto riguardano le stanze. Le ragazze vanno più o meno quasi a letto in fretta mentre i ragazzi restano svegli oltre l’una… noi dello staff siamo stanchi e andiamo a dormire sperando che i ragazzi non facciano bravate. La mattina, la prima per questo gruppo, va come aspettato tutto molto in fretta. I ragazzi sono veramente carichi e veloci su tutto. Facciamo la preghiera del mattino, poi tutti a colazione, e per le 8:30 siamo tutti pronti per partire, con una breve parentesi per la consegna delle magliette. Il gruppo A, composto da 9 ragazzi, parte per il lavoro con circa 100 bambini. Gli altri 15, gruppi B e C, vanno a continuare con le fondamenta per il futuro dormitorio. Come dicevo prima, i ragazzi sono veramente carichi, forse troppo, e si danno tanto, ma veramente tanto da fare. Partono a mille… sono previsti cinque turni da 45’ con 15’ di riposo. Il sole batte forte e i giorni dei 30 gradi con 40 percepiti sono tornati. Infatti dopo i primi minuti molti dei ragazzi sono già cotti. All’ora del pranzo siamo solo in 20, perché il resto del gruppo pranzerà  prossimi tre giorni dai bambini. Finito di mangiare e di pulire tutto, diamo appuntamento ai ragazzi alle 15, per fare un introduzione a ciò che sarà il nostro lavoro a Craica. Alle 16 partiamo tutti quanti (il gruppo A sarebbe dovuto rimanere per lavorare alle fondamenta del dormitorio, però trattandosi della prima giornata decidiamo che la cosa migliore è che tutti si fermino a Craica). L’impatto è quello “solito”: prima il rumore tipico di un gruppo di adolescenti che non sanno stare zitti e che hanno sempre da ridire (sono ragazzi…) e in seguito il silenzio di chi per la prima volta se ne accorge di tutti i privilegi con i quali è cresciuto (praticamente sempre immeritatamente) e tocca con mano, o meglio con ognuno dei suoi sensi, la povertà. 

Dopo aver giocato e ballato con i bambini, torniamo a casa per una doccia, la merenda, la messa, la cena e la semifinale dell’Europeo. Purtroppo, molti piani cambiano e ci dobbiamo adeguare. Appena arriviamo ci rendiamo conto che il piccolo cane randagio che ci aveva accompagnato dai primi giorni a Baia Mare e che aveva conquistato tutti sta molto male. Insieme a due dei ragazzi lo portiamo dal veterinario. Purtroppo non essendo mai stato vaccinato sia un virus che un batterio lo potrebbero ammazzare, e infatti la diagnosi del veterinario è quella: non è detto che superi questa notte. Gli preliavano del sangue, gli mettono della flebo, e dopo una mezz’oretta di osservazione ce lo riconsegnano. Se supererà la notte lo potremo riportare il giorno dopo per tenerlo sotto cure… Torniamo a casa e i due ragazzi si prendono cura del cane. Prima però di iniziare la messa il piccolino, in realtà piccolina, si agita, il suo cuore batte forte, ha qualche convulsione e finalmente muore. 

Dopo la messa, alla quale partecipano una quindicina dei ragazzi, mangiamo tutti insieme un’ottima carbonara fatta dal primo gruppetto di cucina. Avevamo prenotato un pub per poter vedere la partita. La scelta di non vederla a casa in “santa” pace risponde al fatto che i vicini di casa ci hanno mandato la polizia più volte a causa del rumore dopo le dieci di notte. Proprio stamattina erano tornati per avvertirci di stare attenti questa sera. Purtroppo il pub ha posto solo per 24 persone, per cui insieme ai ragazzi cerchiamo di decidere chi saranno i 21 ragazzi a poter venire (gli altri tre sarebbe per forza di cose gli accompagnatori/autisti/staff). Personalmente ho poca voglia di uscire, la partita potrebbe finire verso l’una del mattino e abbiamo lavoro da fare il giorno dopo. Ma è sempre la semifinale dell’europeo e i ragazzi, fino a questo momento, sono stati veramente bravi. Purtroppo uno dei ragazzi, probabilmente di quelli abituati a “decorare” le sue frasi con al posto dei dunque o quindi insulti alla Madonna o a Dio, bestemmia come se nulla fosse a pochi metri da me. Riconosco che queste situazioni mi fanno veramente andare su tutte le furie, interiormente mi sento discomporre, e cerco di non reagire troppo impulsivamente verso l’esterno. Annullo però l’uscita al pub, i ragazzi dovranno vedere la partita tranquilli e sperare che il minimo disturbo non faccia arrivare la polizia (oltre la multa rischiamo di non finire di vederla). Il ragazzino in questione invece non la vede, e lo avverto che se capita un altra volta torna in Italia nel primo volo disponibile. Non so bene se la mia reazione interiore sia esagerata o cosa. Questi eventi, insieme a qualsiasi realtà di ingiustizia, mi rimuovono interiormente e mi disturbano a lungo. Infatti mentre scrivo queste ultime righe sono ancora “interiormente disturbato”. Sono convinto che i ragazzi che bestemmiano al posto dei “dunque” o dei “quindi” non lo fanno con cattiva intenzione, manco capiscono cosa stanno facendo probabilmente. Molti lo fanno per abitudine, direi cafoneria e cattiva educazione… e in ogni caso ritengo, anche questo, un segno tangibile della povertà delle nostre società, in cui il sacro (indipendentemente dal credo) e tutto ciò che lo circonda, viene sempre di più sottovalutato, screditato o addirittura combattuto. Il discorso è lungo e complesso, e non è neanche il centro di questo viaggio…