Romania

Sono felice di…

La notte di ieri sono andati tutti a dormire abbastanza presto. Alle 23 non c’era più nessuno in giro… speriamo sia così i giorni seguenti. Oggi è la prima giornata con l’orario pre stabilito. Ogni giorno ci sono 5 ragazzi che restano a casa per preparare i vari pasti della giornata, per mettere a posto la struttura e pulire. Quei 5 ragazzi oggi si svegliano, o meglio sono svegliati, alle 06:30, mentre il resto del gruppo inizia a dare segni di vita verso le 7. Alle 7:30 facciamo la preghiera del mattino e in seguito la prima colazione. 

lavoro di gruppo

È la prima giornata di lavoro vero, ed è la prima giornata in assoluto di lavoro vero per noi come Missioni in Romania. Già prima di partire quindi siamo consapevoli che sarà una giornata piena di novità e di adeguare piano piano la logistica delle giornate. C’è poi un elemento che abbiamo sottovalutato, cioè di cui non abbiamo tenuto conto, che però già avevamo affrontato come associazione due anni fa quando per la prima volta abbiamo portato un gruppo di adulti in Perù per la costruzione di case nelle baraccopoli. Ecco l’elemento sottovalutato è il sole estivo. Il lavoro dalle 10 in poi diventa veramente pesante, faticoso, forse anche pericoloso per alcuni se non si è ben idratati. Quindi decidiamo, come prima cosa, di ripensare l’orario di lavoro e i posti di lavoro, poiché devono essere per forza vicini a una sorgente di acqua, e acqua in abbondanza, non solo da bere, ma da farsi il bagno regolarmente. 

Ci siamo divisi in 4 gruppi: un gruppo di 20 ragazzi è andato in ciò che i padre somaschi chiamano “centrale”, ovvero una sede dove fanno dopo scuola per i bambini e dove le notti di inverno accolgono chi vive per strada e rischia di morire a causa delle basse temperature. Lì i ragazzi fanno un lavoro di ristrutturazione della recinzione e verniciatura di tutta la struttura. Altri 5 ragazzi fanno il censimento delle case il che significa girare tutta la baraccopoli intervistandosi con le famiglie, prendendo i loro dati e misurando la dimensione della casa per poi decidere i materiali da prendere per il tetto. Altri 10 ragazzi fanno un lavoro di riqualificazione della baraccopoli, che è un modo sofisticato per dire che raccolgono la spazzatura, mentre altri 20 prosano carriole piene di ghiaia per livellare le strade della baraccopoli. I ragazzi lavorano fino alle 12.30 e poi torniamo a casa, dove i 5 del servizio di oggi hanno cucinato un straordinario pollo, riso e verdure (e poi dicono che in Perù si mangia solo quello…). Alcuni, visto che tornano zuppi di sudore, decidono di farsi una prima doccia della giornata. Mangiamo verso le 13:30 e alle 15:15 ripartiamo per i nostri lavori.

Abbiamo deciso, d’ora in poi, di dividerci solo in tre gruppi, per stare più insieme, gestire meglio i lavori e affinché uno di noi staff possa sempre essere libero in modo da risolvere le varie situazioni che si presentano ogni giorno. Quindi nel pomeriggio un gruppo di 30 va in “centrale” per continuare con i lavori, mentre gli altri 30 vanno alla baraccopoli per i giochi con i bambini. Tornano tutti verso le 18, e ce chi si deve mettere a cucinare, chi gioca a carte, chi si lava, e chi semplicemente chiacchiera. Prima della messa, di partecipazione libera, ci raduniamo tutti per un breve condividere. Completa la frase “oggi sono felice di…”, esercizio rivolto a tutti. Chiedo comunque a cinque volontari di condividere ciò come hanno completato la frase. Sono tutte risposte vere, e per quello belle, cioè vere perché nonostante la difficoltà di parlare davanti ad altri 59 coetanei aprono un pochino il cuore e lo mostrano agli altri. Mi toccano in particolare due interventi: “oggi sono felice perché vedo come nel gruppo cominciano a conoscerci sempre di più e fare nuove amicizie”; e “oggi sono felice perché quando sono arrivato alla baracca, il bambino con cui ero stato ieri è venuto di corsa cercandomi”. Sono piccolezze, dettagli, ma che parlano della grandezza dei cuori e di ciò che cercano e desiderano: la comunione e l’amore, l’essere qualcuno per qualcun altro. 

Finiti gli interventi, do ai ragazzi un compito in vista alla prima conferenza del viaggio, quella di domani. Dopo averli interrogato brevemente sulla felicità e sulla possibilità di essere felici e il desiderio di esserlo, chiedo loro di pensare a uno o più eventi della loro storia che li hanno fatto sentirsi rotti, spezzati, persi. Alla richiesta segue il silenzio… e al silenzio arriva l’invito alla partecipazione alla messa, dove padre Albano riprende il discorso sui “sogni-felicità” e sulle “cadute-sofferenza”. 

Arriva l’ora di mangiare e i nostri chef hanno preparato una carbonara spettacolare (e umilmente devo dire che di carbonara me ne intendo), soprattutto se teniamo presente che hanno cucinato più di 7kg di pasta che, chiaramente, non bastano per sfamare i nostri “piccoli” operai. Dopo mangiato si creano vari gruppi, quello più numeroso gioca a “lupus in fabula” o qualcosa simile, dove a un tot di partecipanti viene assegnato un ruolo diverso; altri chiacchierano mentre altri sono alla ricerca disperata di padre Albano affinché li dia la TV per vedere l’Europeo… ma padre Albano sta facendo un rosario online, e tarda ad arrivare, quindi i ragazzi riescono a convincere uno dello staff affinché presti computer e hotspot! 

La cosa che a me sorprende di più fino a questo momento, è la velocità con cui i ragazzi hanno fatto amicizia tra di loro. È ovvio che ci sono gruppi più affini, ma è anche vero che essi non sono per niente un impedimento alla coesione di gruppo. e mi sorprende anche, e molto, la loro determinazione nel lavoro… cioè vogliono lavorare, ci chiedono di faticare, vogliono darsi da fare e che ogni momento della loro giornata abbia un senso diverso da quello che nella loro quotidianità ha. Tra tutti i membri dello staff coincidiamo che è un bel gruppo, che forse, pur avendo la stessa età dei soliti gruppi che partono con Missioni, sono in un certo senso più piccoli, più innocenti, più sognatori…